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Dal 18 aprile al 7 giugno 2026, nella Rocha Magna di Palazzolo sull’Oglio. Entrare in una mostra dedicata al legno è varcare la soglia di un un bosco simbolico, dove ogni albero custodisce un enigma e ogni ombra annuncia un cambiamento. Il legno non è solo materia: è memoria della natura, teatro di metamorfosi, promessa di un viaggio interiore.

Sabato 4 ottobre 2025 per la 21* #GiornataDelContemporaneo vi aspettiamo con l’artista Patrizia Fratus al MuMa di Capriolo (BS), in via Calepio 288 - per una lettura non stop di poesie - dalle ore 10 alle 17 - invocando un nuovo tempo senza confini. Siete tutti invitati!

Ivan Picenni non potrà mai essere raccontato per davvero e fino in fondo. Si potrà parlare dei suoi soggetti e della sua tecnica, del tempo della sua coscienza, dei suoi simboli, ma alla fine, in ogni quadro, in ogni intonaco, in ogni china, si avrà sempre la sensazione che qualche cosa stia sfuggendo o che l’artista non stia dicendo tutto. Ivan Picenni è un artista che si pone una spanna sempre più in là del nostro naso e che, anche per questo motivo, non potrà mai annoiare.

Sergio Battarola ha un catalogo di disegni curato da Testori. 9 pagine fitte, trafiggenti, firmate da Testori. Sergio Battarola possiede 9 pagine personali di poesia artistica di Testori. Giovanni Testori o, semplicemente, Testori. No, non mi si è rotto il disco. Ho detto e ripetuto Testori. Volutamente.

L’evento “Quella volta che …” di Domenica 3 dicembre 2023, è nato dalla comune volontà di alcuni cittadini e cittadine per ricordare insieme il maestro Francesco Ghidotti a un anno dalla sua scomparsa e per tener viva la memoria del suo impegno civico attraverso l’intitolazione della Sala conferenze della Biblioteca civica di Palazzolo s/O a suo nome.

La straordinaria rassegna d’arte e cultura alla scoperta dell’animalità ha esposto a maggio 2024, nel castello di Palazzolo sull’Oglio, le opere di 21 maestri dell’arte contemporanea, tra cui Antonio Ligabue...

Per un appassionato di storia come me, ricordare il maestro Cecco Ghidotti porta da un lato a rivivere con gioia e soddisfazione i numerosi, anche se spicci, colloqui che gli avevo chiesto per raccogliere informazioni sulla storia palazzolese, della quale, in tutta sincerità, confesso di saperne troppo poco. Dall’altro emerge il rammarico per non aver attinto a sufficienza a quell’inesauribile archivio storico vivente, che lui rappresentava.

Ceco era più grande di me. Era più grande di circa dieci anni. Inoltre io mi sono avvicinato tardi alle vicende politico amministrative di Palazzolo. Per questo io non ho conosciuto Ceco negli anni in cui lui ha fatto praticamente tutto: Segretario di Partito, Consigliere comunale, Assessore, Sindaco, Consigliere provinciale, e ancora, fondatore del sistema bibliotecario, giornalista, storico e … maestro.

Dall’asilo all’università, si contano sulle dita di una mano gli insegnanti che lasciano il segno. E Francesco Ghidotti, benché non sia stato un mio maestro di scuola, c’è su questa mano. Gli insegnati bravi sono rari, perché non comunicano solo nozioni, ma esercitano la fascinazione. Gli insegnati bravi come il maestro Ghidotti, quando raccontano, ti aprono prima il cuore e poi la testa.

Quella volta che… il primo ottobre 1977, ricevetti il mio primo incarico annuale nella scuola elementare di Mura su una classe quarta; le classi quarte, nel plesso, erano quattro, una gestita da me, una da un’altra giovane collega, mentre le altre due erano guidate da due insegnanti che avevano parecchi anni di esperienza alle spalle; uno di questi era il maestro Francesco Ghidotti, che non conoscevo personalmente, ma che, ovviamente, conoscevo per varie ragioni.

Ho lavorato per molti anni nello studio dell’Arch. Riccardo Vecchiati, in piazza Vincenzo Rosa e per ragioni geografiche, vista la vicinanza con il suo studio e l’agenzia di viaggi della sua famiglia, incontravo spesso il maestro Francesco Ghidotti. Nelle occasioni pubbliche, conferenze o passeggiate a tema, lo ammiravo per la grande conoscenza della storia locale che allora poco mi interessava, ma che così ben raccontata mi catturava.

L’evento “Quella volta che …” di Domenica 3 dicembre 2023, è nato dalla comune volontà di alcuni cittadini e cittadine per ricordare insieme il maestro Francesco Ghidotti a un anno dalla sua scomparsa e per tener viva la memoria del suo impegno civico attraverso l’intitolazione della Sala conferenze della Biblioteca civica di Palazzolo s/O a suo nome.

Pesci-orme, orme che sembrano indicare, che creano dei percorsi, degli itinerari... più o meno turistici. Dalla fontana della piazza i pesci si tuffano nella città e vanno a incontrare spazi e luoghi.

Ma la vera signora di questo fondale è la biscia d'acqua: sinuosa, elegante discreta e silenziosa. In queste giornate di fine estate appare e scompare con gran velocità.

In una casa sulla riva al fiume, dove abitava, ci accolse la nostra giovanissima insegnante di matematica del liceo, aveva pochi anni più dei nostri, qualche giorno prima dell’esame di maturità. Ricordo il fiume che vedevo scorrere dalla finestra, ricordo l’estrema dolcezza con la quale lei ci voleva rassicurare, ricordo la nostra immensa paura.

Dal ponte vedo la curva dei monti sullo sfondo. Sono ancora uguali. Intatti. Come se un misterioso Dio li avesse custoditi. Cento passi ancora sulle traversine e scorgo il fiume. Il mio fiume.

Una volta alla settimana lo guardavo bene in faccia, quando si prendeva l'auto e si andava verso Mura per andare a trovare i nonni.

E' grato il fiume di questo ruolo di messaggero che la figlia amata le ha affidato, un gesto nobile dal sapore antico che rinnova la sua fiducia in lui, la ringrazia, scompigliandole i ricci con una leggera brezza, una lieve carezza di padre affettuoso.

Al Piccolo Ponte bisogna lasciare il mezzo e proseguire a piedi. La Strada si fa di Pietra, Due Guardiani con Rami Alti accolgono chi arriva e difendono L'ultimo presidio

Qui l'Oglio pare più grande, più lento, più blu. Di là ci vedi il verde brillante dei campi dei cascinali di una immensa pianura bresciana.

Ah, c’erano anche gli ami. Piccolissimi, che non riuscivo a capire come faceva lo zio Aldo a farci dei nodi. E i piombi? Piombini piccolissimi, col buco in mezzo, e anche grossi, cosa avrei dato per averli. A cosa servono?

Da bambina osservavo incantata le carpe sul fondale del fiume, immaginando di volare come loro senza sbatter le ali, fluttuando liberamente e comodamente nell'acqua tiepida alla ricerca di sassolini colorati. Da sempre mi sono fatta l'idea che lo stato liquido sia più confortevole di quello solido o gassoso. Liquido è il latte caldo, un sorso d'acqua fresca, un bagno rilassante o il siero amniotico da cui proveniamo e, rispetto agli altri stati, quello liquido è indubbiamente più accogliente

Il sabato pomeriggio, mentre i canoisti pagaiano instancabilmente dalla Rosta fino alla Centrale e alcuni pescatori fanno a gara con i pesci, qui è tutto un brulicare di attività.

Quando attraversi il ponte romano non puoi che fermarti e guardare. Magari cammini distratta, presa da mille pensieri sfuggenti, intenta soltanto ad allineare i tuoi passi. Ma da quel ponte il fiume lo senti addosso.

Non c’è nessuno in giro, tranne un tipo lì davanti ad una porta che mi guarda stranito, lo saluto, mi saluta. Sono curioso. “Mi chiamo Alberto, sì, sono di Pumenengo” “Che ci fai qui in castello, ci abiti?”

Per fare Torre Pallavicina ci vuole: una torre, un castello, una siepe, un palazzo, tre case, un fossato, filari di pioppi, una gazza ladra e mazzi di iris in fiore. Una torre, un castello, un palazzo una siepe ed un tizio sul cassone di un furgone… intento a potare.

C’è un orario ideale per godersi il fiume. Secondo me le 17:00. Il caldo non è più così tenace. I colori dell’acqua sono al massimo dell’espressione e la luce riflessa è decisamente più sostenibile agli occhi. Continuo il mio percorso verso l’acqua.

Il castello di Padernello si erge placido e la sua mole di mattoncini rossi emana al tramonto una luce calda e accogliente. L’architettura pare integra e ben conservata: con il fossato colmo di acqua verdognola, le rane che gracidano, le torri angolari e il rivellino col ponte levatoio all’ingresso.

Qualche volta si fermano a parlare. Le piace qui? Me lo chiedono con la fierezza di chi sa la risposta senza bisogno di sentirla. Mi raccontano di quando era tutto pulito lì intorno. E c’erano viti ovunque e campi di frumento o segale o orzo. E si viveva bene di poco.

Lo si intravede camminando lungo un sentiero e attraverso i rami di alberi dall'altissimo fusto avvolti nell'edera, sotto i quali crescono spontanei delicati fiori e bacche di diversi colori. Ci sono ancora dei cespugli di more e qualcuno lungo quel sentiero porta a spasso i suoi cani.

Col batticuore e le mani sudate e ben strette alle funi, mi sdraiavo a pancia in giù sulle assi di legno e con il naso infilato tra le fessure fissavo per qualche minuto sotto di me la superficie verde scintillare al sole.

Quando avevo 13 anni i Prati d'Oglio, diventarono il teatro di alcuni "incontri segreti" delle mie compagne di scuola che ci andavano munite di mangiadischi per incontrare dei ragazzi, nostri coetanei e a loro volta compagni di scuola. Io non ci andavo perchè ero di Cividino, forse per questo non ero invitata anche se frequentavo le medie a Palazzolo.

Fisheye è un’installazione urbana colorata e itinerante che promuove la missione dell’Associazione LovOglio: creare un’identità forte socio-culturale della Media Valle dell’Oglio. L’edizione n°0 verrà realizzata a Palazzolo sull’Oglio, patrocinata da Comune, in occasione dell’iniziativa “Le Meraviglie della Terra del fiume 2017”.

Il ritrovamento che più mi ha affascinato è stato quello del ditale: un vecchio ditale sfondato e arrugginito. Di misura molto piccola, forse indossato da una ragazza, magari nei primi anni del 1900, che in riva al fiume si sarà preparata la dote e avrà ricamato lenzuola, federe, salviette e camicie da notte.

Lasciarsi andare nel vuoto, fendere l'acqua, scendere giù, nel profondo, è stato bellissimo, mi dice. Per la prima volta ha visto il fiume da dentro e se ne è sentito parte. Da allora non ha avuto più paura.

Osservo le luci isolate delle case nell’oscurità della Costa sopra l’avvolgente luce gialla del paese, ascolto il vociare continuo del fiume sotto la pioggia, il rumore del silenzio sopra il fiume, il picchiettare leggero delle gocce contro l'ombrello blu sulla mia testa.

Ci bastava una bicicletta anche scassata (io avevo una piccola Graziella bianca) e chi non la possedeva si metteva in piedi sul portapacchi reggendosi sulle spalle dell'amico e via, si partiva, in cerca di qualcosa, di una pozza d'acqua, di un prato, oppure di un campo di grano, dove potercisi tuffare e rotolare

Ma ecco che ad un certo punto inavvertitamente la urtai, quella spiccò un piccolo volo e con molta naturalezza si andò a depositare sul pelo dell'acqua. E galleggiava, leggera. Come fosse una barchetta di carta. E iniziò a prendere il largo.

C'era scritto Palazzolo sull'Oglio, tanti anni fa, sul biglietto del mio treno che correva verso il nord. E adesso, ogni volta che sono lontana da qui, questo fiume mi manca.

Ora lo si vede bene, sospendo per un attimo il tempo e i dialoghi, attenzione! ... sembra volersi nascondere dietro quei cespugli più avanti. Il vecchio riattacca il canto sussurrato mente tutti osservano rapiti le eleganti movenze del trampoliere.

Una leggenda narra di un pettirosso che stanco e infreddolito cercava riparo per riposare, proteggersi e scaldarsi un po’. Ma d’inverno tutti gli alberi sono spogli e magri, tranne il Calicanto. L’arbusto chiamò a sé il pettirosso, lo ospitò presso i suoi rami e con le sue foglie ingiallite lo riscaldò. Nonno Gelo, che aveva visto il bel gesto...

Proprio in quel momento incontrò Nonno Gennaio che se ne stava andando lentamente per i fatti suoi e sicura della fine dell’inverno la Merla lo sbeffeggiò e insultò maleducatamente: “Hiiiip… Vecio streú, ta set prope en gran cavrù! Zèner zèneròt, de te me ‘mpipe che go scundit el me bel merlot". “Bröta svergognadä - le rispose nonno Gennaio - du tai do e giü tal prometerò. Biancä ta set e negrä ta faró. Bianca sei e Nera ti farò”.

La strada che da Palazzolo porta a Calcio sembra una spina dorsale. Accompagna campi coltivati, cascine del secolo scorso, aziende agricole immerse nei prati pieni di brina.
 Là in fondo a destra, intravedi il filare degli alberi che accompagnano il fiume Oglio nel suo percorso verso sud.


Da quella parte il ponte è una panchina e il fiume è uno sguardo che si apre lontano ed imbocca la sua strada verso Sud. Verso l'assurda vastità del mare.

...da bambini si andava nei pressi dell’orto del Cilo, a due passi dalla Castrina, a raccogliere i ‘chichinger’ o i ‘lampiunsì’...

Scendi le scale, là c'è il fiume, annusalo e ferma il tempo. Siediti, se puoi, sul marciapiede dei vecchi lavatoi riparati dalla tettoia. Ascolta il vociare delle lavandaie di secoli scorsi e lo starnazzo di anatre e oche quotidiane.

È una mattina autunnale, l’acqua del fiume sembra immobile, il ponte vi si specchia. Una persona lo sta lentamente attraversando. Non c’è altro segno di vita. Ho con me la macchina fotografica. È il momento per immortalare la scena. Scatto. Poi lascio correre la fantasia; comincio a pensare cosa potrebbe raccontare questo “testimonio di pietra.” È fatta. Appena ho in mano la stampa dell’immagine, comincio a scrivere...

È una mattina autunnale, l’acqua del fiume sembra immobile, il ponte vi si specchia. Una persona lo sta lentamente attraversando. Non c’è altro segno di vita. Ho con me la macchina fotografica. È il momento per immortalare la scena. Scatto. Poi lascio correre la fantasia; comincio a pensare cosa potrebbe raccontare questo “testimonio di pietra.” È fatta. Appena ho in mano la stampa dell’immagine, comincio a scrivere...

Volenti o nolenti, come si usa dire, siamo nel nuovo anno. Perché dico così, perché il tempo, che inesorabile fugge, non ci dà scampo. Mi hanno fermato, stamattina, i rintocchi della campana della Torre che batteva le otto e mezza, inseguita dalla Rocchetta, come facessero a gara a chi toccasse prima. Davanti avevo il fiume che, col suo scorrere è, secondo me, figura del tempo: non si ferma mai...

In occasione del 50° della vittoria, celebrato sul finire del 1968, avevo scritto “cronache” della Grande Guerra per la Voce di Palazzolo. Grazie alla cortesia di un amico, ho potuto leggere su Il Cittadino di Brescia degli anni 1917-1919, altre corrispondenze da Palazzolo che trascrivo.

Mi aggiravo nei pressi del Castello, oggi, primo novembre, festa di tutti i Santi. Nel silenzio di questo bel mattino, mi parve di udire la voce di san Fedele che, dall’alto della Torre, si rivolgeva agli altri Santi che, come lui, da quasi 200 anni sono sulla torre...

Mi piace, in questo 50° anno di vita della nostra Biblioteca, scrivere su dei Palazzolesi che coi libri ci seppero fare fin dal secolo XV. Oltre ai più conosciuti Britannici, vorrei ricordare un altro libraio-stampatore palazzolese: Rondo de’ Rondi che alla moda umanistica, aveva nobilitato nome e cognome in Arundo de’ Arundi...

È una mattina autunnale, l’acqua del fiume sembra immobile, il ponte vi si specchia. Una persona lo sta lentamente attraversando. Non c’è altro segno di vita. Ho con me la macchina fotografica. È il momento per immortalare la scena. Scatto. Poi lascio correre la fantasia; comincio a pensare cosa potrebbe raccontare questo “testimonio di pietra.” È fatta. Appena ho in mano la stampa dell’immagine, comincio a scrivere...

Un giorno d’autunno di 1700 anni fa, un generale stupì i suoi soldati (e ancor più i nemici) guidandoli in combattimento sotto una nuova bandiera, che gli era apparsa in visione e gli avrebbe garantito la vittoria. La nuova insegna riportava il nome di una altrettanto nuova divinità: Cristo. O almeno questo è quanto sarà accreditato dagli scrittori cristiani, che...

All’ora di pranzo sul lungo Oglio si riversavano gli alunni dei vari ordini di scuola ospitati nel palazzo scolastico di via Galignani. Bus, automobili, biciclette occupavano la sede stradale. Sulla sinistra s’intravedono le impalcature della nascente “Casa del Giovane”...

Un giorno d’autunno di 1700 anni fa, un generale stupì i suoi soldati (e ancor più i nemici) guidandoli in combattimento sotto una nuova bandiera, che gli era apparsa in visione e gli avrebbe garantito la vittoria. La nuova insegna riportava il nome di una altrettanto nuova divinità: Cristo. O almeno questo è quanto sarà accreditato dagli scrittori cristiani, che...

Con decreto 24 agosto 1954, firmato dal Presidente della Repubblica Einaudi, Palazzolo è elevata al rango di "Città". Con poche righe da "paesani" ci siamo trovati "cittadini". Non più compaesani, ma concittadini. Come era avvenuto nel 1797, quando da sudditi veneti diventammo "cittadini" della Repubblica Bresciana. Stavolta senza l'Albero della Libertà piantato in piazza...

Domenica 23 luglio 1944 era una giornata molto calda. Io e mio fratello siamo ancora a letto. La mamma, spalanca le imposte e fa entrare la luce, ci costringe ad alzarci. Ci rimprovera perché sono già passate le sette. In quel momento transitava il treno per Bergamo delle 7:05, e il suo sbuffare affannoso si udiva dalla nostra camera...

Il primo: un fascicoletto di 16 pagine, formato quaderno, stampato dalla Tipografia Squassina di Brescia, si apriva con queste parole del parroco don Evaristo Zubiani: “Miei cari, già nel dicembre scorso, in occasione del Santo Natale, avevo pensato di incominciare a entrare nelle vostre case con il Bollettino Parrocchiale, ma circostanze diverse me l’hanno impedito...

Chiamiamolo “il viale dei ricordi”. Da bambino aiutavo mio padre nella manutenzione delle gabbie di legno che cingevano i cipressi, piantati lungo il viale che conduce al camposanto. Erano 138...

Oltre 250 persone hanno preso parte alla camminata che si è snodata dal parcheggio del Centro scolastico polivalente alla chiesa campestre di santa Maria. Davanti alla chiesetta hanno preso la parola il maestro Francesco Ghidotti e Bruno Lancini. È stato distribuito questo testo con unita una cronologia relativa all’edificio sacro...

Quando si aprirà la BREBEMI, il traffico sulla A4 diminuirà. Rimarrà ancora attivo il casello di Ponte Oglio?” Se si decidesse di utilizzare il vecchio ponte, costruito nel 1931, il tratto che serve per il collegamento fra le due sponde dell’Oglio, potrebbe veramente costituire la “tangenziale nord” di Palazzolo. Già da tempo...

Nel gennaio 1926, l’ing. Corrado Rossi, ha l’incarico dal Commissario prefettizio di Palazzolo di studiare e proporre dove collocare il progettato ponte della nuova autostrada. Un ponte che potesse raggiungere alcuni importanti obiettivi: allontanare dal centro dell’abitato il pericoloso e ingombrante traffico dei veicoli in continuo aumento; posizionare il manufatto in modo che potesse servire anche a collegare le due parti dell’abitato palazzolese, suddividendo la spesa fra Provincia e

Nell’anno in cui si ricorda il 60° dell’apertura della “Casa del Giovane”, preceduta dalla “Casa della Giovane” (1951), voglio ricordare i “benemeriti”, sacerdoti e laici, che hanno acquisito meriti nei confronti dell’oratorio di san Sebastiano...

L’inaugurazione della nuova scuola, il 10 ottobre 1954, coincide con l’inizio del mio servizio preso la Direzione Didattica di Palazzolo come segretario, in attesa di una sede definitiva. L’edificio destinato alle elementari, di fatto, visto i sei anni di durata dei lavori, è condiviso con le medie. Il nuovo palazzo ha due ingressi: a sud verso la Lanfranchi per le elementari, a nord per le medie...

Don Attilio Chiappa, che aveva dieci anni più di me, dopo il successo della “Casa della Giovane.” Ricordo molto bene quando cominciarono gli sbancamenti. Senza demolire l’antico muraglione prospiciente il lungo Oglio si cercò di far posto alla nuova costruzione...

Un giorno d’autunno di 1700 anni fa, un generale stupì i suoi soldati (e ancor più i nemici) guidandoli in combattimento sotto una nuova bandiera, che gli era apparsa in visione e gli avrebbe garantito la vittoria. La nuova insegna riportava il nome di una altrettanto nuova divinità: Cristo...

Il 24 agosto 1863, il Consiglio comunale deliberava di inoltrare domanda alla Cassa di Risparmio di Lombardia per ottenere l’apertura di una cassa filiale in paese la cui necessità era ogni giorno più evidente, viste le caratteristiche della nostra economia, orientata ormai verso l’industria...

Nel settembre di trent’anni fa avevo ricordato i cento anni dell’arrivo della “luce” a Palazzolo. “Riprendo ora l’argomento con altri dettagli, convinto come sono che il ricorso all’energia elettrica liberava il mondo imprenditoriale dal senso d’inferiorità derivante dall’assenza del carbone in un’epoca nella quale si ripeteva che...

Nella riunione del 9 giugno 1813 vengono definite le modalità per finanziare l’opera. Nel settembre successivo, a opera iniziata, si riaffaccia il tema del divieto di questuare. Il vice prefetto di Chiari, si sofferma sull’eccesso di zelo con cui alcuni volontari si impegnano nel sollecitare gli offerenti. Si dice contrario alle forzature verso i contadini, sul modo con cui ad ogni raccolto i questuanti li assillano...

Perché Palazzolo ha costruito una delle torri più alte d’Italia? Oggi sappiamo che la nostra Torre è una delle più alte d’Italia. Nel 1830 i Palazzolesi non erano in grado di fare dei confronti con altre torri: se la sono trovata davanti e basta. Risposta troppo semplice e ovvia...

I lavori per innalzare la Torre iniziano mercoledì 23 giugno. Verranno interrotti il 23 ottobre 1813 al sopraggiungere dell’autunno. Riprenderanno nel giugno 1814 per concludersi nell’ottobre successivo. Questo evento così importante è preceduto da una riunione che si tiene il 9 giugno, in cui si mette in moto la macchina che nel giro di vent’anni riuscirà, dopo dieci anni di attesa, a realizzare la nuova torre. ..

Don Benedetto Galignani ci ha lasciato una “Istoria” della costruzione della nuova e magnifica parrocchiale, che copre gli anni dal 1748 al 1763, anno della sua morte, dalla quale ho tratto l’articolo Vent’anni di lavoro per edificare la nuova parrocchiale. Altrettanto non è accaduto per la Torre del Popolo...

Il 23 giugno 1813 iniziavano i lavori per l’innalzamento della Torre. Da dieci anni si attendeva questo giorno. Da quando il consiglio comunale, il 31 maggio 1803, aveva preso atto che la campana maggiore del campanile della Pieve si era rotta. Senza campane i Palazzolesi “non ponno essere avvertiti delle ecclesiastiche funzioni, delle pubblicazioni dei pubblici ordini, del soccorso per gli incendi, dell’orario delle irrigazioni dei campi e per altri pubblici bisogni”...

L’idea di “torre” ha un preciso riferimento alle molte “torri” medievali, che si offrivano all’occhio dei Palazzolesi e sono entrate nel loro linguaggio e nella loro esperienza quotidiana. Comincio coll’elencare ciò che rimane: la “Torre rotonda di Mura”, le “torri” della Rocha Magna, Ruellina, della Porta di fuori, Mirabella, della Salvezza...

Ruolo degli insegnanti, tra ricerca storica e rispetto dell’ambiente. Il 29 aprile 1891 gli alunni della Regia scuola tecnica di Chiari, per una passeggiata ginnastica, arrivarono a Palazzolo e nel Teatro Sociale il loro professore Antonio Frontero lesse Una pagina di storia municipale davanti a uno scelto pubblico. Il testo venne poi stampato dalla locale tipografia Maver...

Il “giro” delle campane. Le sollecitazioni dei Palazzolesi, costringono il Consiglio comunale ad affrontare il grave problema dell’assenza del suono delle campane. Infatti nella seduta del 31 maggio 1803, si prende atto che la campana maggiore del campanile della Pieve si è rotta...

l dottor Giovanni Pezzoni, mettendo insieme quanto aveva potuto attingere da precedenti scritti e documenti, scrive tre tomi dell’Istoria dei fatti accaduti nel paese di Palazzolo, fino l’anno 1811. Dal 1812 in avanti, precisa, “mi studierò di scriverli tali e quali andran di mano in mano accadendo, al nudo li esporrò, limitandomi alla pura verità; lungi da me sarà ogni spirito di partito”...

La prima attestazione circa l’uso delle campane, collocate su apposita torretta per chiamare i fedeli, risale al 561. La diffusione di questa pratica parte dall’ottavo secolo, quando papa Stefano II fa costruire una torre campanaria, dotata di tre campane, nella Basilica di San Pietro...

Dopo la peste del 1630, che aveva colpito le nostre terre, si arriva fino al 1836 prima di lamentare un’altra grave malattia contagiosa: il colera. Malattia endemica in Asia, compare in Italia nel 1836 e con alterne vicende resta in mezzo a noi per ottant’anni, fino al 1917, anno in cui scompare definitivamente...

Figlio del maestro Pietro Chiappa, nato a Palazzolo il 26 aprile 1923, ci ha lasciato improvvisamente il 9 novembre 1991. Per ricordarlo scrivo ciò che ebbe a raccontare nella conferenza del dicembre 1989 presentando i contenuti della sua “Raccolta”...

All’inizio dell’800 la famiglia Rampana, proveniente da Milano, si stabiliva a Palazzolo nei locali di proprietà dell’architetto Carlo Antonio Manna a Mura. I Rampana erano pittori-decoratori e lavoravano per il Manna che li aveva incoraggiati a venire in paese...

Nella prestigiosa sede di Palazzo Duranti Marzoli, si è aperta sabato 10 settembre la mostra “Il tempo nel tempo” delle opere di Piero Raccagni, in occasione dei suoi 50 anni di attività pittorica. A 65 anni, con questa mostra egli offre un saggio della sua arte, sintesi efficace, dopo la antologica del 1999. Raccagni agli inizi degli anni ‘70 era uno dei componenti del GRUPPO E con Dino Caccia, Primo Formenti, Luigi Ghidotti, Rino Taboni e Daniele Turra...

Una mia scelta è stata quella di non riproporre testi già noti, ma suggerire temi scaturiti da nuove indagini e dalla recente consultazione dell’Archivio comunale. Per non lasciare soli questi nuovi argomenti, riassumo brevemente quelli già trattati in precedenti studi...

Ho qui sul tavolo una copia delle pagine che Costanzo ha scritto per ricordare Ugo Pedrali e Sandro Ambrosetti. Me le ha fatte avere lunedì mattina. Ora se n’è andato...

Fappani nel suo studio su mons. Bissolotti scriveva che a Palazzolo la vivace polemica fra preti liberali ed intransigenti, molto diffusa nel Bresciano, non venne nemmeno avvertita. Ma ancor più singolare fu l’abbinamento del sentimento nazionale e civico con quello religioso...

“Il 5 gennaio 1911 – come si legge nella cronistoria della Società Operaia di Mutuo Soccorso – si iniziano nella sede le lezioni per gli operai per la costituenda società di pronto soccorso denominata Croce Verde. Gli insegnanti sono i medici Cossali, Frigotto e Pangrazio”...

Nato a Palazzolo il 1.12.1931, sposato con Miriam Gattico, ha tre figli Marco, Angelo e Stefano e una nipotina Benedetta. Abita in Quartiere De Gasperi,1. Dopo aver frequentato le scuole a Palazzolo, passa a Bergamo dove nel 1950 ottiene il diploma di maturità scientifica e l’anno successivo quello di abilitazione magistrale. Dal 1952 al 1955 frequenta i corsi della Facoltà di Magistero presso l’Università Cattolica di Milano...

Insieme a Francesco Colombi, Ermenegildo Foglia e Federico Svanetti, c’era Gioanì Scanziet quando, nel marzo 1848, “divorati i settanta chilometri che li dividevano da Palazzolo, dopo quattro anni vedevano profilarsi nel cielo la loro Torre"...

426 anni fa, il 3 novembre 1584, dopo una febbre che finì per prostrare un fisico debilitato dalla penitenza, Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, moriva, come gli era stato profetizzato un mese prima, durante l’ultimo pellegrinaggio al Sacro Monte di Varallo. Il 1 novembre 1610, Carlo veniva canonizzato...

Scrivo questa nota alla vigilia della notte di Halloween. “Questo tipo di feste, notava il cardinal Martini, è estraneo alla nostra tradizione. Alla chiesa non è mai piaciuto questo carnevale lugubre alla vigilia (Eve) di Ognissanti (All Hallows).” Più in là, arriva San Nicolò (egneró se poderó) e poi Santa Lucia. Sempre i bambini al centro di queste giornate...

Una sera dell’autunno 1989 Battista Benedetti scendeva lungo la Via Cavour mentre stavo cercando di scaricare del materiale pesante da sistemare dentro la neonata Fondazione Cicogna Rampana. Mi chiese se avessi bisogno di aiuto. E, alla mia risposta affermativa, mi diede una mano ed entrò con me nei locali della Fondazione. Da quel primo e casuale incontro, nacque una fraterna e sincera amicizia consolidatasi negli anni a venire...

Per la prima volta, ieri sera, ho partecipato alla “Magnamura”. Mi sono trovato insieme a duecento di voi che da anni organizzate questa serata. Mi sono seduto e avevo di fronte un portone chiuso; sapevo che prima c’era un cancelletto di legno ed era possibile entrare nell’androne, dove esiste un’edicola colla Madonna, col suo bravo lumino acceso. E un cartiglio dipinto con scritto “Vicolo della fortuna”...

Ora che si avvicinano le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia, è stato sollecitato un intervento del Comune per sistemare le carrucole della lancia di san Fedele in modo che la bandiera tricolore vi possa essere innalzata e non appoggiata alla balaustra dell'ultimo balcone della Torre, come avviene ora...

In questi giorni stanno terminando le opere di ripristino delle decorazioni delle facciate del Municipio, come erano in origine, cioè nel 1912. Proprio nel dicembre di quell'anno si riuniva per la prima volta il Consiglio comunale nella nuova sede di via XX Settembre...

Il 17 novembre scorso ho scritto al Sindaco per esporre la mia delusione per il “congelamento” dei fondi per il recupero della villa Lanfranchi, che ormai ospita solo il fondo antico del sig. Giacinto Lanfranchi. Ho allegato un’intervista comparsa sul Giornale di Brescia il 28 febbraio 1975 dal titolo: “Palazzolo: la Biblioteca civica”...

Da bambino passavo molte ore in parrocchia come chierichetto. Ogni mattina c’erano due o più uffici per i defunti e così imparai a cantare in coro con chierici e preti. Tutte le preghiere erano in latino e i canti in gregoriano. Seguivo l’andirivieni del sagrista Angilì Barbò, mio cugino per via della madre Cecilia Ghidotti...

In un suo articolo Elena Zani scriveva che la prima chiesa palazzolese potrebbe essere collocata già nel V-VI secolo. Si trattava di un edificio formato da una sola aula lunga 16 metri e larga più di 12, a doppia abside concentrica. Tale forma è sopravvissuta fino all’età romanica, quando venne deciso il suo ampliamento...

Per designare una porzione della città di Brescia, era usato il termine “quadra”. Si trova per la prima volta in un atto del 954 con cui Bernardo, abitante nelle vicinanze della Calchera, dona ad Andeverto e all’oratorio di S. Cecilia, di cui questo e custode e rettore, dei beni che sono nel suburbio di Brescia “qui dicitur quadrae”...

Apro la raccolta delle pagine de La Voce di Palazzolo e si affollano i miei ricordi sulla gestazione e la nascita di questo foglio. Sono gli anni, fervidi d’iniziative sorte intorno alla Casa del Giovane e all’assistente spirituale don Attilio Chiappa. Il Circolo Tovini ha iniziato da quattro anni la sua attività e molti giovani sono impegnati nelle attività di promozione culturale. È quasi naturale che nasca un organo di stampa, capace di creare una corrente d’interesse per questo Circ

1859 è talmente denso di avvenimenti e cambiamenti che possiamo definirlo “fantastico”. Si comincia l’8 giugno. Alla stazione ferroviaria di Palazzolo giunge da Verona un treno carico di 1500 soldati austriaci inviati a Bergamo per difenderla dai Garibaldini. Con uno stratagemma l’ing. Giovanni Sala, così racconterà Giovanni Rampana, si accorda col capostazione Antonio Rizzino e si impossessa della locomotiva, staccata dal convoglio per rifornirsi di acqua e, lasciato il treno senza t

Palazzolesi sui luoghi della battaglia per raccogliere i feriti. Sollecitati dalle famiglie, i deputati Pezzoni e Omboni il 4 luglio 1859 inoltrano alle deputazioni comunali di Castiglione, Goito e Valeggio una missiva, affidata al vetturale Torri, che dice...

Una pagina della “Istoria” di Giovanni Pezzoni, sotto la data dell'8 luglio 1777, ci racconta che: "Ieri sera circa le tre ore di notte, nel tirare una navetta per la Fusia, cadde il cavallo giù per la seriola e nel mentre che le genti si affaticavano dietro il medesimo, si trascurò la barca, la quale, portata dall'acqua, venne ad attraversarsi agli spartitori di sotto delle Calcine...

Nello stradario, unito alla mappa comunale, sono elencate 252 vie in ordine alfabetico: da via Adamello a via Zanelli. Alla crescita dei fabbricati ha fatto seguito quello delle nuove aree di circolazione, che hanno ricevuto un nome coi relativi numeri civici...

Negli estimi dei “cives” palazzolesi del secolo XV compare sempre e solo Giovanni proprietario di 190 piò di terra. Nel 1447 c’è un atto di acquisto di una pezza di terra arativa e vitata a Palazzolo, nel 1456 acquista anche per i fratelli Bertolomeo e Giacomo con atto del notaio Lorenzo di Martino de Rondi, nel 1458 atto fatto da Cristoforo fu Stefano de Ferandis per Giovanni Duranti da Bergamo abitante in Palazzolo...

Insieme ai campanili delle chiese e alla Torre del Popolo, le ciminiere caratterizzano, dalla seconda metà dell’800, il panorama cittadino. Attestano che nelle aziende è stato introdotto l’uso del vapore: sono le caldaie a carbone che mandano in aria pennacchi di fumo...

Nei giorni in cui si parla di vaccinazioni contro l’influenza H1N1 e di pandemia, va ricordato che nel secolo XX tre sono state le pandemie influenzali: nel 1918 la “spagnola”, nel 1957 “l’asiatica” e nel 1968 quella di Hong Kong. Riprendo il discorso, iniziato con un mio studio del 1964, per aggiornarlo con nuovi dati acquisiti in questi anni...

Caterina Gorini e Rosina Maza: donne attive nell’assistenza e nella carità. Un capitolo importante sulla presenza femminile nella nostra comunità riguarda il settore dell’assistenza e beneficenza in cui emergono figure di donne veramente eccezionali...

“Che cosa vediamo per prima cosa, quando veniamo alla luce? Molto probabilmente la nostra levatrice! E non è una coincidenza! Le levatrici sono quelle donne sagge (in francese si dice appunto sage femme) che fin dai tempi antichi sono lì ad accogliere ogni anima che sia pronta ad affidare nuovamente sé stessa e il proprio corpo alla vita sulla terra”...

Dopo aver raccontato delle “donne in fabbrica” scrivo ora della presenza femminile nella scuola. Alla fine del Seicento, secondo i verbali della visita pastorale del 1693, le maestre di “figlie” sono Felice Vazina e Francesca Zamara. È la conferma che esistevano scuole private per le fanciulle, cosa assai rara per quei tempi, in cui l’istruzione era riservata solo ai maschi...

1946-2006: Sessant’anni fa il voto alle donne. Alcuni mesi fa, in una serata organizzata in Palazzo Duranti da Selina Grasso e dal Gruppo Donne per la Costituzione, è stato ricordato il sessantesimo dell’introduzione in Italia del voto alle donne e presentata un’intervista all’on. Tina Anselmi, prima donna Ministro della Repubblica. Lei ricordava come, le donne, ottennero la parità, almeno sul piano del diritto di voto, il 2 giugno 1946, partecipando al Referendum per la Repubblica e a

Nel 1604 Giovanni Antonio Beppi, figlio di Francesco, sposa Chiara Honesti di Gaspare; dalla loro unione nascono sei figli: quattro maschi e due femmine. Gaspare Honesti, scomparso forse con la peste del 1630, oltre a Chiara, aveva due maschi: Ercole e Francesco, che compaiono nei documenti catastali dell’anno 1641, quali possessori di una casa che si affaccia sul lato meridionale della Piazza Grande o del Mercato...

In una busta, conservata nell’Archivio di Stato di Brescia, sono raccolte delle dichiarazioni dei redditi di alcune famiglia palazzolesi, presentate nei mesi di giugno e luglio 1632. Siamo nell’anno successivo alla fine della pestilenza del 1630-31, e i dichiaranti fanno il punto della loro situazione finanziaria dopo quella bufera che sconvolse quelle che sembravano situazioni finanziarie consolidate...

Nella sua “Historia…della fabbrica della nuova parrocchiale…” il Galignani scrive: ”In marzo (1763) è passato a miglior vita il sig: Antonio Vidari sì zelante, sollecito e indefesso per l’avanzamento della nostra fabbrica, quale è tal segno per la sua quotidiana assistenza”...

Autorevoli studiosi hanno scritto di recente che il molino ad acqua è stato lo strumento di una rivoluzione tecnologica, economica e sociale del Medioevo. Infatti è la sola vera macchina di questa lunga epoca, che precede l’era della meccanizzazione, aperta in Occidente dalla rivoluzione industriale del XVIII secolo...

Nella Quadra di Riva, nei pressi del castello, c’è una zona che comunemente si chiama le Teze, compresa fra tre vicoli: Salnitro, Chiuso e Teze. Nell’odierna via Zanardelli, già contrada delle Teze, all’incrocio col vicolo Salnitro, secondo le indicazioni del catasto 1810, i numeri di mappa 2229 e 2230 risultano di proprietà della Regia Finanza e sono “una casa inserviente alla fabbrica del salnitro ed un orto”...

In un precedente articolo avevo scritto sul gioco della palla, che si praticava nelle piazzette del centro storico e nelle fosse del castello. Ora aggiungo altre curiosità sul gioco d’azzardo praticato dai palazzolesi...

Tante sono a Palazzolo le “presenze” che ricordano i Duranti: le loro dimore, edifici imponenti, sparsi nelle tre quadre di Riva, Mercato e Mura; gli stemmi che campeggiano nei porticati e sui portoni, le lapidi tombali del notaio Bartolomeo e del vescovo Andrea, le pergamene della raccolta Maza Brescianini, ed i molti richiami in cronache e documenti d’epoca...

Nella nostra cucina c’era un grande tavolo di legno colle sue gambe tornite, con il piano di marmo bianco di buon spessore. A forza di scodellare polente sullo stesso angolo, si era rotto, ma continuava ad essere mantenuto al suo posto. C’era il proposito di sostituirlo, ma non si trovava mai il tempo per farlo...

Nel 1353 inizia la sua attività nel bresciano un ordine monastico fondato a Vienne nel Delfinato in Francia, particolarmente dedito alla diffusione del culto di S. Antonio abate e specializzato nell’assistenza dei pellegrini e degli ammalati, e nella cura dell’herpes detto appunto fuoco di S. Antonio e in genere delle malattie della pelle comprese quelle veneree, dette morbo gallico o celtico...

90° Pro Palazzolo. Nel 1963, quarant’anni fa, ebbi la fortuna, come Assessore allo Sport, di essere presente ai festeggiamenti del 50° di vita della Pro Palazzolo. In quell’occasione ho potuto vivere una giornata con la vecchia generazione di calciatori, di dirigenti che la Pro l’avevano vista nascere o, addirittura, ne erano stati i fondatori...

Alla fine del secolo XV, nel suo Itinerario per la terraferma veneziana, Marin Sanudo descrivendo la nostra terra dice: “qui al basso è una piaza con la chiesa di Santa Maria, la pieve della terra; lì sta il podestà et uno messer Martino ivi sta, fa cortelli et melle (spade) nominatissimi dappertutto e perfetti”...

Dopo la peste del 1630, i Camorelli provenienti da Pontoglio, vengono ad abitare a Palazzolo con Agostino, Angelo e Giacomo e qui battezzano i loro figli. Un Domenico Camorelli nel 1646 sposa Maddalena Fapanni. Il nipote, anche lui Domenico di Girolamo, nato nel 1697, sposa Marta Brescianini da cui ha otto figli. Nel 1764 da “forestiero” che era, viene ammesso fra i “nuovi originari”. Muore a 70 anni nel 1765...

Martino de la Costa, estimatore comunale nel 1469, risulta avere casa vicino alla Rocchetta di Mura; suo figlio Giacomo nel 1492 ha una pezza di terra nella via de Tezio, sempre a Mura. Nel 1501 è ricordato Giovanni di Martino, estimatore, che muore nel 1505; gli subentra Giacomo, che troviamo in tale incarico anche nel 1509...

Giacomo Cavalleri. Viene ad abitare in Palazzolo l’anno 1596 oriundo da Erbusco. Nell’estimo del 1641 figurano: Francesco e fratello fu Gottardo, Michele e fratello fu Simon Vincenzo e fratello fu Battista e Aurelio di Giacomo. Quest’ultimo nel 1630 sposa Caterina Scalvi; rimasto vedovo si risposa con Maddalena dalla quale ha molti figli, fra i quali Giacomo (1642-1710 prete, Francesco (n.1641) ed Aurelio (n.1648)...

Da una attestazione del 15 ottobre 1667 sappiamo che “il fu messer Antonio di Picinelli venne ad abitare in questa terra l’anno 1546, oriundo da Sarnico, terra del bergamasco, et hora la famiglia Picinelli in tre corpi è divisa.” Nell’estimo 1548 infatti compaiono per la prima volta i fratelli Bernardino e Antonio Piccinelli fu Leonardo, elencati fra i “cives miserabiles”...

Nell’elenco degli “homines” del 1565 compaiono Antonio Conti e Polidoro Conti, presenti quindi a Palazzolo dalla metà del secolo XVI. Forse a questa famiglia appartenne anche il prete Gualdrino Guareschi de’ Conti, rettore di S. Giovanni a Mura al tempo della visita di S. Carlo (1580)...

Qualche tempo fa, mentre si stava ricuperando lo stabile che confina colla Casa di Riposo, è venuta alla luce un’insegna dipinta sulla facciata che dà sul cortile ed era visibile dalla Via Britannici, e suonava così “FABBRICA d’ORGAN…” Mancava una I e si completava in “ORGANI”. In questo antico edificio c’era quindi un laboratorio specializzato nella produzione di organi di chiesa...

È una mattina autunnale, l’acqua del fiume sembra immobile, il ponte vi si specchia. Una persona lo sta lentamente attraversando. Non c’è altro segno di vita. Ho con me la macchina fotografica. È il momento per immortalare la scena. Scatto. Poi lascio correre la fantasia; comincio a pensare cosa potrebbe raccontare questo “testimonio di pietra.” È fatta. Appena ho in mano la stampa dell’immagine, comincio a scrivere...

Un giorno d’autunno di 1700 anni fa, un generale stupì i suoi soldati (e ancor più i nemici) guidandoli in combattimento sotto una nuova bandiera, che gli era apparsa in visione e gli avrebbe garantito la vittoria. La nuova insegna riportava il nome di una altrettanto nuova divinità: Cristo. O almeno questo è quanto sarà accreditato dagli scrittori cristiani, che...

Da quando ho cominciato ad interessarmi di storia locale, e sono più di trent’anni, sapevo, per averlo letto su testi di storia palazzolese o in documenti di archivio, che Giovanni Pezzoni aveva scritto una “Storia" di Palazzolo all’inizio dell’800. Avevo chiesto ad amici che coltivano il mio stesso hobby se potessero immaginare dove fosse finito il manoscritto originale di tale opera; ma nessuno era in grado di darmi una risposta...

È una mattina autunnale, l’acqua del fiume sembra immobile, il ponte vi si specchia. Una persona lo sta lentamente attraversando. Non c’è altro segno di vita. Ho con me la macchina fotografica. È il momento per immortalare la scena. Scatto. Poi lascio correre la fantasia; comincio a pensare cosa potrebbe raccontare questo “testimonio di pietra.” È fatta. Appena ho in mano la stampa dell’immagine, comincio a scrivere...

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