PERCORRENDO LA VALLE DELL’OGLIO: LA CIRCA BERGAMASCA E IL FOSSATO DELLE CHIUSURE DI MURA (12)

pubblicato il: 01 dicembre 2008
da: via33

 

LE DISPUTE SUI CONFINI.
DODICESIMA PUNTATA

Bergamo, Brescia e Cremona, per secoli hanno discusso per definire i confini che l’Oglio ha naturalmente rappresentato. Ho già accennato alle ragioni delle contese e agli accordi di pace intervenuti nel corso dei secoli. Evidentemente non sufficienti. Per garantire quei confini viene modificato il territorio con due opere imponenti: il “fosso bergamasco” verso Cremona e la “circa bergamasca” verso Brescia.

 

Il fosso bergamasco.

“Fu fatto, scrive l’Urgnani, in conseguenza della facoltà concessa loro dalla Pace del 9 maggio 1267 seguita tra le città lombarde, collo scopo di separare e dividere i confini tra le due città di Bergamo e Cremona” La pace venne conclusa nella chiesa di San Giorgio a Romano Vecchio. Nella mappa del Coronelli dell’anno 1689 si può seguire l’andamento di tale fossato che corre tra l’Oglio e il Serio, seguendo un antico canale colatore di probabile origine romana. Terminato lo scavo, il nuovo fossato, di proprietà del Comune di Bergamo, assunse il nome di “fosso bergamasco”.

 

Il “fossato di Mura” e la “circa bergamasca”.

Più a nord, per definire i confini fra Brescia e Bergamo sono realizzati due imponenti fossati: quello di Mura e la circa bergamasca. Anche di questo secondo fossato vi è traccia nella stessa mappa del Coronelli.

 

La “circa bergamasca”.

Il Benzoli ci ricorda che nel 1492 “le doi case da molino sonno per il trar di uno buon archo di sotto dal fossodi la circa fatta antiquitus per Bergamaschi, la qual circa di sotto di Tajù, per spatio di più che uno meiaro comincia nella riva di Olio et va a declinar et finir in Olio di sopra di Paloscho per meggio meiaro vel quasi, schiuzendo in modo di archo tutto Civedino et Mura cum li suoi tereni. Dalla qual circa Tajù, Grumello et Telgato, luogi bergamaschi distanti l’uno da l’altro per uno miglio, distano per più che uno buon miglio…”. A nord di Quintano alcune vie sono denominate “via Cirche” o “Via Cercone”. In dialetto quella zona è ricordata come “le shirche.”

Dal Codice Patetta del 1392-95.

Il Marchetti ha curato nel 1996 la trascrizione del codice Patetta della Biblioteca Apostolica Vaticana. In quelle pagine si trova la descrizione dei confini dei comuni di Tagliuno e di Telgate. Mancano invece quelli degli altri due confinanti cioè Grumello e Palosco. Anzi è scritto che i consoli e altri vicini di Palosco non si fanno vivi quando si tratta di indicare i confini della loro terra. Nell’atto di definizione dei confini fra il territorio di Tagliuno e Cividino è scritto che quest’ultimo “è un comune inabitato” e che in Cividino “aliqui non stant nec habitant.”

In questa operazione si trovò un termine, che era collocato in contrada detta Solteda, dove si trova una pezza di terra di Giovanni de Corbelli di Mura: a mattina sta la riva del fiume Oglio e a mezzogiorno e a sera sempre Giovanni de Corbelli e a monte la circhetta. Nel definire nel 1392 i confini fra Telgate e Grumello, gli agrimensori vanno fino alla chiesa di San Vitale di Telgate e “lì posero un termine lapideo, che confina a mattina con Viniano Palazzoli di Palazzolo, a monte il comune di Bergamo.”

Nel definire i confini fra Telgate e Palosco, i presenti si ritrovano ai Toleri “prope fossam seu circha de Telgate” e ivi posero un termine lapideo.

 

Il grande fossato a difesa dei “cios” di Mura

Scrive ancora il Benzoli che i Bergamaschi “vuolevano far un’altra via ch’andasse a traverso le possession di Palazzolo fino a Telgato e Bolgero, schavezzando uno fossato grande fatto antiquamente per gli uomini di Palazzolo, per sicurtà sua a tempo delle guerre per posser lavorar le sue possessioni vidate, il qual fossato, in modo di archo comincia in Olio e finisse in Olio, distante dalla circa nominata di sopra per meggio migliaro o puoco più, il qual fossato è distante dal luogo di Mura circa ad un miglio”… e ancora “il fossato fatto per guardia di chiosi di Mura per distancia di mancho di uno miglio.”

Nella descrizione dei quartieri di Palazzolo del 1654, ci sono indicazioni su queste opere di confine. Si parla per prima cosa delle “mura della terra”, cioè di fortificazione vere e proprie. Si cita, sulle strade di S. Pietro, del Prato e per Bergamo, la prima cinta, che dovrebbe corrispondere al “fossato”, e la seconda cinta, che parte dalla strada del Gavazzolo e arriva sopra la strada per Bergamo. Quest’opera è citata come “cavea sive fosso bergamasco” o “cerca”.

Nella mappa del 1678 sono riportate, sulle varie vie, le distanze intercorrenti da Mura al confine: per il Cividino sono m.1297, per Grumello m.1297, per Telgate m.1795, via Prato m.1795, per Bergamo m.1966, via Mezane m.765. La lunghezza del fossato di Mura, indicata sulla mappa, è di 1910 cavezzi, che corrispondono a m.5443, Km. 5,443.

La “circa bergamasca”, come abbiamo visto, è molto più lunga.                                      

 

Francesco Ghidotti