QUELLA VOLTA CHE – “Francesco Ghidotti storico” nel ricordo di Giovanni Zanni

Il maestro Ghidotti per me era già un’ “icona” quando frequentavo la quarta elementare. Il mio maestro Giudici mi mandava a portare le circolari della segreteria in visione ai vari insegnanti del plesso di Mura. Entrare nella sua classe era entrare in un mondo attivo, serio in cui la voce forte di Francesco sapeva accattivarsi la passione e l’attenzione dei suoi alunni.
Erano Barberis, Frigeni, Vavasssori e Andrigo e pochi altri, i maestri consolidati del primo piano scolastico.
Lo avvicinai, indirettamente, sia come sindaco sia come promotore della prima biblioteca scolastica comunale. La mia collaborazione si sviluppò con Francesco soprattutto quando, in quanto Presidente della Fondazione Cicogna Rampana, mi volle prima come consigliere, poi come membro del Comitato di redazione di Memorie illustri di Palazzolo sull’Oglio. Le proposte di scrittura sulla rivista allora divennero usuali. Arrivava alle nove o alle dieci del mattino, mi recava un plico di fotocopie o documenti, mi sollecitava la lettura e poi diceva immancabilmente:
Vedi quel che ne puoi fare!”.

Nel 1996, dopo un mio intervento come assessore ad una iniziativa alla Cicogna Rampana, mi consegnò una cartella voluminosa, un plico di fotocopie. Sollecitò la mia curiosità affermando che vi avrei trovato “un caso eccezionale”. Egli sapeva come fare ad acuire la voglia di sapere, lasciando in sospeso ciò che lui già conosceva. Promisi che mi sarei attivato alla fine del mio mandato. E così feci. Le fotocopie contenevano la storia della costruzione della nostra Torre del popolo. Particolare riferimento facevano ad una persona, divenuto personaggio influente nella diatriba con Chiari e nella raccolta e gestione dei fondi necessari alla costruzione, Angelo Onorio Valotti. Dopo attenta lettura e trascrizione in italiano moderno dei documenti, venne pubblicato su Memorie illustri di Palazzolo sull’Oglio, Anno 1, n.1/2, giugno/dicembre 2000, il mio scritto: “Angelo Onorio Valotti e la Torre del Popolo di Palazzolo sull’Oglio”. Il testo fu consultato anche da Angelo Ghidotti per la rappresentazione del 2013 dal titolo Il popolo della Torre, che attirò un pubblico numeroso perché si svolse proprio nel Castello e sulla Torre di Palazzolo.

Nel 1998 intanto la Fondazione aveva stampato, con onere non indifferente, un cofanetto che conteneva due pubblicazioni: La città raccontata e Nostalgia di seppia. La prima era una raccolta di scritti di autori vari a partire dal 1467 al 1998. L’antologia di scritti illustrava Palazzolo così come era stato vista e vissuta nei secoli fino alla modernità. Era storia locale nel grande contesto della storia globale. Il passato remoto e prossimo in funzione del futuro: la città del 2000. Conoscere per progettare, non solo per vivere ma per vivere meglio.
Anche questa volta Francesco mi incaricò di farne la presentazione.
Come vuoi!”, diceva.
Poi sceglieva quella che secondo lui si addiceva meglio all’argomento, e forse rispecchiava anche il suo pensiero.
Per quando?”, domandavo io.
Come vuoi, ma per settimana prossima!”, rispondeva lui.
Così i nostri incontri, a casa mia o nel suo studio alla Paltours, erano ricchi di spunti e di discorsi arricchenti. Per me in modo particolare. Traspariva la sua voglia di ricerca. Trovato il soggetto o l’argomento, lo affidava a chi riteneva in grado di esprimere quanto riteneva adatto allo sviluppo dello stesso. La sua era una passione per la ricerca in funzione di educazione alla comunità civile per cui si era in prima persona speso con grandi iniziative. Interessante il libretto di fotografie color seppia. Presenta scorci significativi del paesaggio palazzolese, attraverso le cartoline illustrate. La ristampa fu eseguita dal Comune nel marzo 2006, con una rilegatura più consistente, per dono civico.

Nel 1999, alle soglie del nuovo millennio, la Fondazione pubblica un volume dal titolo Album di Famiglia – Fotografie di Paolo Gentile Lanfranchi- 1912-1918. Era venuta in possesso per dono di una scatoletta di cartone contenente bustine numerate da 1 a 48 nelle quali erano sistemati negativi fotografici, con annesso un foglietto che ne specificava l’argomento. Inoltre altre bustine contenevano negativi scattati nei primi mesi della prima guerra mondiale. La pubblicazione era l’offerta non solo di suggestive immagini di personaggi e di eventi per tornare alla memoria di come eravamo ma per una suggestione riflessiva su quanto del passato suggerisse al futuro imminente. Concludevo la mia lunga presentazione con queste affermazioni:
Immagini del ricordo, della famigliarità e della quotidianità. A distanza di quasi cent’anni, esse diventano segni vibranti di quell’allora “presente” consegnato al futuro. Perché il futuro si alimenti del passato…, valenze indimenticabili, … gioia di vivere, apertura alle novità e partecipazione alla vita. La storia di ciascuno, personale e civile, si alimenta di questa voglia di crescere, di saper cogliere con intelligenza l’attimo delle opportunità, perché ciò esige attenzione, costanza, senso del sacrificio e della responsabilità. Verso sé stessi, la famiglia e la comunità”.
Memoria, come conservazione di vita e di storia. Quella locale incorporata nella storia universale.

Faccio visita a Francesco nello studio in fondo al cortile interno della Paltours. Mi accoglie eccitato, festosamente, dicendomi: “Guarda cosa ho trovato!”. E mi mostra una mappa a sfondo verde beige in cui si notano alcuni dettagli di banchi e di nomi di famiglie. È la mappa della disposizione dei banchi della chiesa parrocchiali di S.M. Assunta, trasportati dalla Pieve alla fine del settecento. Francesco è euforico. Ciò che si conosce della diatriba per i banchi della Chiesa ci è riportato dal prete Vincenzo Rosa. Nasce così la trascrizione e l’annotazione di Francesco Ghidotti su Memorie sulla contesa nata in Palazzolo l’anno 1778 per i banchi della nuova parrocchiale.
Iniziata il 18 Aprile 1751, domenica in Albis, benedetta il 24 settembre 1774 viene consacrata otto anni dopo, il 6 Maggio 1782, a causa della pretesa signorile di conservare i banchi privati, privilegio che godevano nella vecchia chiesa ormai abbandonata”.
Chi paga è il prete Vincenzo Rosa, addirittura con il carcere, accusato dal conte Durante Duranti che lo definisce “uomo di carattere ostile, caparbio, come è notorio”, a cui si aggiunge la deposizione (falsa) del podestà Domenico Ottonelli. Nel 1798 in Brescia, il 2 gennaio, Gaetano Costa, cugino e sacerdote del Rosa, lo incita a stampare le Memorie con queste parole: “Stampatela pure con quella franchezza ed aria di verità che è propria del vostro carattere, e fate vedere che anche nei tempi dell’oppressione la nostra comune patria abbondava di Veri Democratici”.
Angelo Ghidotti riprendendo il testo delle memorie dà alle stampe, nel 2003, I banchi della libertà, la cui rappresentazione viene fatta il 16 settembre 2004.

Nel 2001 Francesco viene a casa mia, mi consegna alcune pagine relative ad alcune famiglie palazzolesi, dal quattrocento fino al XVIII secolo. Un malloppo da leggere, per tenermi occupato dopo il disguido di salute che mi aveva colpito. Mi pone tre interrogativi: chi possa essere interessato, se sia utile per Palazzolo, se valga la pena di pubblicarlo. Chiacchieriamo a lungo, mentre mi spiega di cosa si tratta, del lavoro di ricerca fatto ed anche dell’eventuale costo di pubblicazione. Quindi vuole un parere: non rispettoso, non tossico. Spregiudicato! Ringrazio per la fiducia, esterno anche la responsabilità che mi addossa. Prometto un parere sincero e disinteressato, nel più breve tempo possibile. Ritengo il lavoro una ricerca significativa, un lavoro immenso, di valore intrinseco: per costanza, ampiezza e completezza di dettagli, per il tono con cui l’argomento viene trattato. Il mio parere conforta la decisione di pubblicare il lavoro faticoso che lo ha impegnato per anni.
Un mattino arriva a casa mia e mi consegna le bozze della pubblicazione perché le rilegga e eventualmente le annoti. Nasce alle stampe NORDPRESS il libro: Famiglie palazzolesi dal sec. XV al sec. XVIII – Quattrocento anni di storia nelle vicende di cittadini illustri e popolani.
La presentazione si tiene nella sede della Cicogna Rampana il 12 settembre 2002. Anche questa volta ho avuto il privilegio di scriverne la presentazione. Mi preme sottolineare: è storia di 50 famiglie, vicende interne alle stesse intrecciate alla mutevolezza della società; passaggio da una cultura ristretta ad una comunitaria che la varietà delle famiglie rende viva, operosa, creativa ed avventurosa. Un’opera di spunti per Palazzolo e fonte di ricerca per successivi riscontri.
È una concretezza vivace che si affida alla memoria scritta.
È una proposta: nel mondo dell’immediato e del fuggevole, ci richiama alla sostanza della vita e al suo senso. La calma della storia rispetto alla frenesia del presente; la continuità nel lungo periodo rispetto alla banalità delle vanità.
Il volume non solo è storia ma “fonte di storia”, pedagogico viaggio nell’intima e culturale vicenda della comunità a cui apparteniamo.

Ringrazio perciò Francesco Ghidotti per avermi dato il privilegio di accostarlo e di aver fatto un tratto di cammino insieme nella passione per la storia e per la dedica apposta al volume che mi ha regalato, in cui mi si rivolge col confidenziale diminutivo di “Gianni”, in cui apprezza il mio stimolo alla pubblicazione.
Sono orgoglioso di ricordare la dedica:
A Gianni, che mi ha stimolato in questa fatica ed ha avuto la pazienza di leggerlo. Con riconoscenza”.

Orgoglioso soprattutto per quel “Gianni!”, perché così mi chiama chi mi vuol bene.

Giovanni Zanni

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