IL FANTASTICO ’59: LA LIBERAZIONE DI PALAZZOLO

pubblicato il: 01 gennaio 2009
da: Il Giornale di Palazzolo s/O 

Insieme ai campanili delle chiese e alla Torre del Popolo, le ciminiere caratterizzano, dalla seconda metà dell’800, il panorama cittadino. Attestano che nelle aziende è stato introdotto l’uso del vapore: sono le caldaie a carbone che mandano in aria pennacchi di fumo.

Prima di allora, solo i camini delle abitazioni spandevano fumi nell’aria e, nella stagione invernale, era uno spettacolo: si intuiva quando la famiglia accendeva il camino o la stufa, in cui si bruciavano tutti gli scarti di casa.

Se dalle case usciva fumo bianco, si bruciava la legna, dalle aziende fumo nero: si bruciava il carbone.

I primi “caminù” sono quelli della fabbrica della calce e cementi. Le immagini di fine Ottocento ne testimoniano l’esistenza. Il loro fumo si confonde con quello delle locomotive, che spingono i convogli lungo la linea ferroviaria, aperta nel 1857. Nella relazione del sindaco Ricci del 1890 si legge che “mediante 32 grandi forni a fuoco continuo si producono circa 3000 quintali di materia cotta al giorno…, una macchina a vapore della potenza di 60 cavalli resta di scorta per i casi di rottura di qualche turbina o di grande scarsità d’acqua.” Nella sequenza delle immagini del tempo si notano i continui cambiamenti della struttura dei numerosi camini e quindi della potenza delle caldaie. Fino agli anni Trenta-Quaranta del ‘900, quando, uno dopo l’altro, si innalzano i due colossi che, con i loro settanta metri di altezza, sono un elemento caratteristico del paesaggio della Media Valle dell’Oglio.

In centro, nella quadra di Piazza, la nascita del primo bottonificio, siamo nel 1867, sarà accompagnata dalla presenza del camino di una “motrice a vapore”. Un altro, che compare nelle foto del 1890, è del bottonificio di Antonio Schivardi di Via SS. Trinità.

Qualche anno più tardi, il camino del “gazometro”, svetta nel cotonificio Niggeler e Kupfer, localizzato lungo il ramo orientale dell’Oglio e demolito negli anni sessanta.

Nell’ala nord dell’odierno Palazzo Comunale, dove esisteva una filanda, si elevava il camino della caldaia, sistemata nel vano ora occupato dalla sala consigliare.

A Mura, viene costruito, nei primi anni del ‘900, il bottonificio Lozio che è dotato di un modesto camino, sostituito negli anni 40 da un’alta caminiera, costruita con plinti di cemento sagomati. E’ stata demolita nel 2001.

A Riva il setificio Guzzi, come si vede in una foto aerea, ha due ciminiere. Gli interventi di ristrutturazione dei fabbricati hanno conservato e valorizzato una di esse. Anche il bottonificio Lanfranchi si era dotato di una moderna caldaia con relativo camino.

Alle Calci, di fronte all’Italcementi, all’inizio del ‘900 si trasferisce nei nuovi capannoni la Manifattura Bottoni, che innalza un elegante camino, tutt’ora conservato. Qualche mese fa la parte terminale è stata demolita, modificando così la caratteristica architettonica del manufatto. Queste “ciminiere” sono elementi che restano a imperituro ricordo della “Manchester bresciana”.

Francesco Ghidotti