LE FAMIGLIE DEI PITTORI GIORGIO E FAUSTINO DURANTI E DEL CUGINO POETA DURANTE

pubblicato il: 1 maggio 2005
da: Memorie Illustri di Palazzolo

 

Premessa.

Nel mio studio sulle “Famiglie Palazzolesi”
[1] ho dedicato alcune pagine ai fratelli Giorgio e Faustino Duranti, pittori. Non ho scritto altro sulle famiglie Duranti i cui membri per sei secoli, dal XIV al XIX, hanno dato lustro alla nostra terra.

Il tema dei rapporti fra i Duranti e Palazzolo è così importante che merita uno studio particolare. Ne anticipo una parte parlando delle famiglie Duranti che costruirono i due palazzi della Riva, ad una delle quali appartennero i pittori Giorgio e Faustino.

Per fare ciò utilizzo fonti locali [2] e la conoscenza diretta dei luoghi in cui essi hanno abitato, cominciando da questa casa signorile.

 

Il Palazzo Duranti-Marzoli.

I locali, che ospitano il convegno, fanno parte del Palazzo Marzoli, già della famiglia Duranti. “Il palazzo – come scrive M. Mondini [3] – è uno degli esempi più imponenti e meglio conservati di dimora nobiliare del XVII secolo nel territorio bresciano; fu edificato agli inizi del secolo dai conti Duranti, famiglia di origine palazzolese ascritta al patriziato bresciano fin dal 1442, che vantava tra i suoi esponenti, cardinali, poeti e pittori; la famiglia Marzoli lo acquistò intorno al 1920”

Il Lechi [4], trattando dello stesso argomento scrive:” Veramente si tratta di due palazzi. Il primo, non finito, si incontra venendo da Brescia sulla sinistra ed è formato da due corpi molto distanti fra loro in muratura greggia, uniti da un altissimo muro ornato da sei vasi di pietra, nel quale si apre un portale pure di pietra a bugne rientrate. Poco più avanti, verso sera e dopo un vicolo cieco, si innalza il vero Palazzo dei Duranti. Un po’ per la posizione ben scelta su questa altura dominante il fiume, un po’ per la sua struttura, pensata alla grande, questo palazzotto ha una sua bella caratteristica fra le costruzioni bresciane del secolo XVII.”

Nelle note il Lechi non chiarisce fino in fondo quali famiglie hanno occupato i due palazzi, lasciando aperte tutte le ipotesi. Alla fine di queste pagine questi dubbi saranno fugati.

 

Un albero genealogico.

Nel corso delle mie ricerche presso l’Archivio di Stato di Brescia ho avuto la fortuna di trovare  un albero genealogico molto interessante in cui sono elencati i maschi Duranti di dieci generazioni, inizia con Prudenzio, secolo XIV, e termina coi nati nel secolo XVI, cui faccio riferimento [5]. Prima di parlare delle famiglie che abitarono i due edifici, presento i primi Duranti palazzolesi.

 

Prudenzio.

Prudenzio di Bartolomeo abita a Palazzolo a metà del XIV secolo. Suo figlio Giovanni risulta già morto nel 1364. Lo segue Benedetto di Giovanni, con due figli: Bertolino e Giovanni.

Bertolino ha tre figli: Pecino, Giovanni e Benedetto. Pecino nel 1458 partecipa all’incanto per la gestione della “domus forni” del Comune. I figli di Giovanni sono Melchior e Prudenzio, quest’ultimo già morto nel 1479, abitava in una casa vicino alla vecchia parrocchiale.

Melchior  compare nel Liber massarie del 1415 [6] ed è annotato nel Liber imbotaturarum [7] del 1417;  ha tre maschi: Giovanni , Bartolomeo e Giacomo.

 

Giovanni.

Negli estimi dei “cives” [8] palazzolesi del secolo XV compare sempre e solo Giovanni, proprietario di 190 piò di terra. Agli inizi del 1459 fa parte ancora del Consiglio comunale palazzolese da cui si ritira il 5 agosto, perché accolto tra i cives bresciani. Nel 1481 è uno dei due sindaci del nostro Consortium Charitatis. I suoi figli sono don Agostino, Gabriele, Alessandro ed il notaio Melchior. Abitano nella vecchia casa “in contrata Platee Superioris sive pontis seriole de Claris.”

 

Bartolomeo notaio.

Possiede una casa d’abitazione fuori dalla porta di Riva sul lato sud della strada per Brescia, ha cinque maschi: Lodovico, mons. Pietro (1462-1539), Gerolamo, Nicola e Marco. Come è scritto sulla lapide tombale, conservata nella Pieve, egli era “civis Brixiae ac Bergomi”. Nel 1456 Bartolomeo, anche a nome dei fratelli Giovanni e Giacomo acquista una vasta proprietà terriera nella Contrada delle Ventighe, già appartenuta a Giacomo Zamara.

Bartolomeo è l’artefice della fortuna di questo ramo Duranti. Egli è in ottimi rapporti coll’ambiente aristocratico bresciano e a Brescia ha uno studio notarile dove lavorano il fratello Giacomo, il nipote Melchior ed il figlio Nicolò, che diventerà giudice collegiato. È considerato protettore dai Palazzolesi tanto che nel gennaio 1463 il Consiglio Comunale [9] ricambia “se non in tutto, almeno in parte ser Bartolomeo per aver patrocinato varie cause comunali” donando a lui e fratelli de domo tombae un livello perpetuo di sette denari e mezzo che era già dei Cimini. Il gesto del Consiglio comunale si ripete due anni dopo, nel gennaio 1465, quando vengono trasferiti ai Duranti altri diritti su beni già di Donino Schanamojeri. Nel 1460 è rappresentante del ramo palazzolese della seriola Vetra e procuratore per il ramo di Chiari.

Nel 1485 rappresenta i “cives”  [10] palazzolesi nella contesa con gli “homines” per le spese degli alloggiamenti dei soldati di stanza a Palazzolo. Nel 1491 un pellegrino muore nell’osteria di sua proprietà, facendo scrivere al cronista Nassino che i Duranti “furono osteri.” Intorno al 1496 Bartolomeo possiede 552 piò di terra.

 

Giacomo.

Anche lui notaio come il fratello, è padre del medico Arcangelo, che esercita a Palazzolo e di Francesco. La sua famiglia abita stabilmente in Brescia.

 

Acquisti di case e terreni.

Gli eredi di Nicola e Gerolamo, fratelli del vescovo Pietro, negli anni 1533-1566 vengono in possesso, con permute ed acquisti, di case e terreni sui quali sorgeranno le nuove dimore delle loro famiglie.

Dalla lettura dei documenti della raccolta Maza-Brescianini [11] sappiamo che i Duranti comprano beni in contrada della “rosta di Riva”, che confinano a nord con “la muraglia della terra” a est e sud col “dugale” Carvasaglio e la via della Trinità e ad ovest colla seriola Vetra o di Chiari.

Sono terreni esterni alle mura, che iniziano dalla porta di Brescia, si dirigono al “canton ciconia” (sud), poi a ovest verso la seriola Vetra per finire alla porta di Carvasaglio.

Si fa strada l’ipotesi che i Duranti avessero scelto per i loro sontuosi Palazzi spazi non occupati dal centro storico di Riva, terreni su cui esistevano gli avanzi delle mura e del fossato, mura che dalla metà del ‘400 ormai non avevano più l’importanza dei secoli precedenti, terreni su alcuni dei quali insistevano servitù comunali con livelli da pagare al Comune a San Martino.

Gli affari maggiori erano fatti da Giorgio per conto dei fratelli mons. Vincenzo e mons. Bartolomeo e a favore dei nipoti e pronipoti.

 

Coincidenze curiose Duranti- Marzoli.

Nel 1560 Francesco e fratelli Marzoli permutavano col vescovo Vincenzo e col fratello Giorgio ed i nipoti don Pietro e Nicola dei terreni posti fra la seriola di Chiari e la strada della Trinità, con della terra alle Gardale, chiamata la Breda.  Nel 1562 una casa con un rustico, con orto e corte confinante a sera con la seriola di Chiari. Insomma il vescovo Vincenzo ed i parenti preparano il terreno su cui edificare questo bel Palazzo.

Sulla base di questi documenti si è in grado di disegnare una mappa della zona, chiamata della “rosta di Riva”. Partendo dalla seriola di Chiari, andando verso est si trovava una rivetta, quindi la strada dello Zuccolo, sive del Rosio, parallela alla seriola, quindi i terreni e i “löc” fino al “dugale” Carvasaglio e la via della Trinità.  Sempre più a est, in contrada di S. Antonio c’erano le proprietà dei discendenti di Gerolamo.

 

Il catasto 1641.

Quando si parla delle famiglie Duranti si afferma che la loro fortuna economica sia dipesa dall’ascesa di religiosi, mons. Pietro, vescovo e datario apostolico e Durante, cardinale e vescovo di Brescia. Ci si dimentica che, prima della generazione dei religiosi, c’era stata quella dei notai: due dei tre figli di Melchior, cioè Bartolomeo e Giacomo, erano notai. Quando Bartolomeo muore nel 1501, suo figlio Pietro non aveva fatto ancora carriera presso il Vaticano, il nipote Durante aveva appena tre anni, e l’altro nipote mons. Vincenzo, poi vescovo di Termoli, non era ancora nato.

Gli averi dei “cives” Duranti secondo le polizze d’estimo del 1550 [12] sono questi: discendenti di Bartolomeo: Gio.Andrea di Gerolamo (plt.7.500), Giorgio di Nicola (plt.10.600) e Scipio di Marco (plt.11.900); discendenti di Giovanni: Vincenzo di Melchior (plt.5.200), Marco Antonio di Alessandro (plt.2.400), Domenico di Gabriele (plt.1.900); discendenti di Giacomo: Giacomo e fratelli fu Arcangelo (plt.800). Sul totale dei beni dei cives palazzolesi di lire planete 151.645, i Duranti dichiarano plt.40.300 pari al 27% seguiti dagli Zamara con plt.37.200 pari al 24%.

Nelle polizze d’estimo del catasto 1641 [13], troviamo al n.4 i fratelli Pietro e Carlo con 160 piò di terra e beni del valore di plt.48.000;

al n.6 Agostino e fratelli fu G. Giacomo con 56 piò e plt.11.190;

al n.14 Marc’Antonio fu Fortunale con tre piò e plt.890;

al n.19 Vincenzo fu Ottavio con 200 piò e plt. 52.600;

al n.20 Bartolomeo fu Ottavio con 38 piò e plt.10.000;

al n.25 Ottavio fu Carlo con 114 piò e plt.33.500;

al n.26 Pietro Giuseppe fu Pietro con 270 piò e plt.64.500;

al n.46 Marc’Antonio fu Marc’Antonio con 35 piò e plt.7800;

al n.61 Giovanni fu Achille con 3,5 piò e plt.233.

Il valore totale delle case risulta di plt.230.519 e l’estensione dei terreni piò 896, pari al 35% di tutta la terra dei “cives”.

Le due polizze che ci interessano in dettaglio sono la n. 25 di Ottavio che dichiara di avere “una casa con molti corpi di casa et stalla con molti superiori con due corti una grande e l’altra piccola con horto et broletto circondata di muro in contrada di Santo Antonio, quadra di Riva, confina a monte strada bresciana, a sera Pietro Durante, a mezzodì similmente et parte strada mediante dugale di Carvasaglio, a mattina lui medesimo, di piò 2 stimata lire 4.500, altra casa in contrada di Santo Antonio, quadra di Riva, confina a monte la strada bresciana, a mattina Bartolomeo di Jori parte et parte Simone Cugnardello, a sera et mezzodì lui medesimo, stimata lire 900.”

La n. 26 di Pietro Giuseppe che ha “una casa in contrada di Riva cinta di muro con otto stanze terranee e sei sotterranee et molte in solaro, confina a mattina ingresso et mezzodì lui medesimo, a sera la seriola di Chiari, a monte strada con tavole quattro di corte, stimata lire cinque milla; una casa con portico, corte et trei corpi di casa, confina a monte la suddetta prima casa, a sera la seriola di Chiari, a mezzodì et a mattina  lui medesimo et parte Ottavio Durante di piò 2 stimata lire 700; una casa con corpi cinque terranei, contigua alla suddetta, confina a sera et mezzodì lui medesimo, a monte ingresso, a mattina Ottavio Durante, stimata lire 200.”

 

Lo svaligio del 1701. [14]

Scrive il Rosa che” Palazzolo soffrì moltissimo da quelle armate di francesi, spagnoli ed alemanni, che in quegli anni andavano, venivano, scaramucciavano, occupavano il castello, inquietavano gli abitanti. Quanto potevano avere portavano via. Le famiglie, quelle che avevano qualche facoltà, mandavano le loro donne ed i fanciulli fuori dal paese nel lago d’Iseo e Valcamonica.” Anche le famiglie Duranti furono coinvolte in questa campagna militare d’inizio secolo.

Dal maggio 1701 le truppe della coalizione franco-spagnola, occupano le nostre terre e comincia un andirivieni di eserciti belligeranti. I tedeschi avevano allestito un magazzino nei locali adiacenti il Palazzo del conte Pietro Duranti e il 2 dicembre le truppe francesi, ritornate a Palazzolo, andarono a svaligiare questo magazzino, dopo averlo preso di mira coi cannoni. Due palle sparate da Mura, son ancora visibili sulla facciata ovest. Entrarono anche nel Palazzo, rubando tutto ciò che poteva essere a portata di mano. Il danno dichiarato fu di Lire 5.994, liquidato poi in L.5.135, secondo la denuncia presentata nel febbraio 1702.

Anche i fratelli Ettore e Carlo fu Gerolamo ebbero danni nei 22 piò de “i frassini” condotti dai contadini Balduchelli.

Le armate cesaree, presenti in paese da agosto a novembre, causarono ingenti danni ai beni di altre famiglie Duranti:

al dr. Carlo fu Gerolamo danni per L. 6.915;

ad Ettore e Carlo fu Carlo, nella cui casa al ponte dell’Oglio a Mura, erano stati ospitati i generali Palfi e Visconti, per L.30.663;

a Gian Giacomo fu Agostino per L.1.306;

a Giulio e mons. Luigi fu Vincenzo per L.4.034;

a Nicola fu Pietro per L.9.358 e al fratello Pietro per L.16.569.

Inoltre va ricordato che alle sorelle Caterina e Margherita Duranti fu Agostino, morte insieme il 5 maggio 1705, fu concesso dal parroco Urgnani un unico funerale “non perché i parenti superstiti fossero anche loro malati, ma perché la famiglia era stata talmente danneggiata dalla guerra che era giusto fosse ad essa concessa una spesa più contenuta.”

I tre fratelli Gerolamo, dottore collegiato, Alessandro priore di S. Egidio di Parma e Giovanni Andrea, poi vescovo di Chitro, rinunciavano al rimborso dei danni per L.128.874.

Giovanni Andrea aveva anche curato nel 1705 i soldati francesi e spagnoli ricoverati in un ospedale da campo allestito a Palazzolo e aveva aiutato a riconoscere e seppellire i caduti della battaglia di Cassano. Al termine della guerra, il doge Mocenigo con ducale del 22 settembre 1706, concedeva ai tre figli del dottore collegiato Durante il titolo comitale per benemerenze acquisite durante la guerra.

 

La famiglia di Nicola.

Nicola di Bartolomeo, giudice, sposa Cecilia. Due dei suoi figli, Bartolomeo (n. 1505) e Vincenzo (n. 1509) sono chiamati a Roma dallo zio mons. Pietro ed avviati alla carriera ecclesiastica. Giorgio (1513- 1559) sposa Giulia Maggi di Onofrio, ed ha una numerosa famiglia. Come abbiamo visto, lui ed i suoi eredi acquistarono terreni che confinavano colla seriola Vetra.

Nicola di Giorgio (1541-1582) sposato con Cecilia, muore giovane e suo fratello mons. Pietro, vicedomino della cattedrale di Brescia, fa da tutore ai suoi figli.

Giorgio (1571) di Nicola sposa Giulia Porcellaga ed il fratello Vincenzo (1578) è dottore a Padova.

Pietro (1608) di Giorgio sposa Claudia Bottaino. Il figlio Nicola (1657-1703) sposa Paola. Ha una figlia Chiara, maritata con Almici. Viene creato conte da Ranuzio Farnese il 6 febbraio 1682. L’altro figlio Pietro Giuseppe (1658-1714), sposa Letizia Varotti ed ha undici figli. Avvocato e cittadino di Venezia, col fratello Nicola nel 1684 è nominato conte di Cologne. Oltre al palazzo di qui, ha casa in Brescia in contrada della Pallata, parrocchia di S. Giovanni. Nel 1704 nella casa, in contrada della rosta di Riva, costruisce un filatoio. È il padre dei pittori Giorgio (1687-1753) e Faustino (1694-1764)

Giovanni Battista (1688-1779), altro figlio, sposa Lucrezia Fisogni, è nominato conte dal doge Pietro Grimani nel 1747 insieme ai fratelli pittori.

Alfonso, di Giovanni Battista, nasce nel 1739, sposa Marianna Caprioli, muore a 92 anni nel gennaio 1830. Nel 1779 è nominato conte dal doge P. Renier. La figlia Laura (1779) è maritata a Giovanni Gorno; il figlio Giovanni, nato nel 1778, sposa Margherita Conter e muore nel novembre 1831.  La loro figlia Letizia, nata pochi mesi prima della morte del padre, andrà in sposa al nob. Gaetano Bargnani.

 

Il filatoio Duranti. [15]

Sull’esempio del conte Gaetano Fenaroli e dei negozianti di seta Averoldi, Avogadri e Lechi, due membri della famiglia Duranti possiedono due filatoi, che non gestiscono direttamente, ma li danno in affitto a dei capi-maestri, con lo stesso spirito con cui gestivano le loto terre, affidate ai massari. Il risultato fu che questi opifici vennero poi rilevati da coloro che ne erano affittuari.

Il primo filatoio di Palazzolo è attivato dall’Asperti di Bergamo nel 1678, in contrada di Carvasaglio nelle case dei Duranti. Lo gestisce il modenese Nicolò Fusari. Ha tre ruote ossia tre filatoi da torzer (vale plt.16.000), è mosso dall’acqua della seriola Vetra. Nel 1727 è passato nelle mani di Giacomo Muzio fu Gerolamo.

Nel 1687 Pandolfo Nassino ha un filatoio al Cortevazzo, mosso dal canale Gardale, poi passato in eredità all’Hospitale di Brescia, nel 1723 affittato ai conti Priore e Fratelli Duranti, nel 1750 è del vescovo Andrea Duranti, e affittato e Carlo Andrea Fedrigoli, nel 1788 di proprietà di Aurelio Rossetti, nel 1804 di Piccioli Bartolomeo, nel 1818 sarà acquistato da Cicogna Pietro fu Francesco

Nel 1690 Carlo Duranti ed il dott. Durante, figli di Gerolamo, commerciano in sete, disponendo di mezzi finanziari stendono una “scrittura” con Lucio Paganini a cui offrono denaro per “allongare la fabbrica del filatoio”, alimentato dalla Vetra, opificio che era stato iniziato da Bonomi Bonomo di Lumezzane

Nel 1704 viene fondato il filatoio della famiglia di Pietro Giuseppe, in contrada della rosta di Riva, cioè nella foresteria del Palazzo (ora Marzoli) sfruttando l’acqua del canale Carvasaglio. Nel 1723 titolare è il conte Faustino, figlio di Pietro, ma il gestore è Antonio Cavalleri. Nel 1745 il Duranti, oltre che negoziare in sete, possiede una macinatora da orzo e vinazzoli che pure affitta. Nel 1750 il filatoio-torcitoio è gestito da Aurelio Rossetti, nel 1762 dal conte Faustino, nel 1767 è passato al nipote Alfonso, figlio di Gio. Battista, che lo ha dato in gestione a Gio. Battista Omboni.  Egli nel 1789 dichiara che il filatoio è di 4 piante, cioè due di filato e due di torto (il filatoio di n.26 valighi di 16 bacchetti per valego…) è atto a lavorare sete in trame, all’uso piemontese. L’Omboni afferma che vi lavorano 20 uomini, compresi alcuni ragazzi apprendisti e 30 donne. Vi si producono 14.000 librette di seta con una attività di 6-7 mesi all’anno.

Secondo il Pezzoni il 24 agosto 1794, i ladri sono entrati nel filatoio ed hanno rubato 19 aspe di organzino. Nel 1810 Alfonso ha in catasto, ai nn.1043-1044, un filatoio di seta al piano superiore della casa del massaro, un torcitoio a 4 piante con acqua, che è dato in affitto.

 

La famiglia di Gerolamo.

Gerolamo di Bartolomeo nasce nel 1447 e si fregerà del titolo comitale, sposa Caterina e muore prima del 1517. Ebbe casa a Brescia in Contrada San Zenone e beni a Palazzolo.

Il Cavalier Paolo, fu Gerolamo, nato nel 1497, sposa Laura Maggi, ha case a Mura, il figlio cavalier Carlo, nato nel 1538, sposa Stella Schilini, che nel 1632, ultracentenaria, vive col figlio Gerolamo, fratello di Ottavio, che nel 1641 denunciava di avere in Palazzolo “una casa con molti corpi terranei, molti superiori con due corti… in contrada di santo Antonio…”

Figlio di Ottavio è il cav. Gerolamo nato nel 1607 e già morto nel 1661, sposato con Giulia. Suo figlio Durante, dottore collegiato, sposa Livia Cazzago, e si trasferisce a Brescia vicino alla chiesa di S. Maria Calchera, mentre a Palazzolo va costruendo la sua ricca dimora in contrada S. Antonio. Il figlio Gerolamo (1669-1758) è anche lui dottore collegiato, sposato con Margherita Bellini.

Il conte Paolo, di Gerolamo, nato nel 1695 sposa la contessa Barbara Caprioli ed è il padre del poeta Durante (1718-1780).

 

I figli del poeta Durante Duranti.

Gerolamo Duranti (1745-1822) figlio del poeta Durante e di Cecilia Uggeri, sposa Caterina Antenori ma non ha discendenti, Carlo (1762-1837) è celibe, Livia va sposa al conte Giulio Cesare Agosti ed ha una figlia Barbara che sposa il nob. Gerolamo Fenaroli, Margherita va in moglie al conte Filippo Mazzucchelli, Teodora sposa il nob. Giuseppe Fenaroli.

Gerolamo e Carlo, figli di Durante, possedevano 190 piò nella campagna di Palazzolo e 40 in quella di Pontoglio.

Gerolamo il 26 novembre 1822, “non potendo egli scrivere da se a motivo della malattia che lo aggrava, sano però egli di sensi, mente et intelletto” fa scrivere al notaio Giuseppe Prestini le sue ultime volontà. [16]

Per prima cosa si premura dell’amatissimo fratello Carlo a cui vuol garantire “un immancabile decente mantenimento” e gli lascia il godimento dei due casamenti civili sua attuale abitazione padronale in Palazzolo con tutti i mobili e le suppellettili “da non alienarsi” come risultano dall’inventario allegato al testamento. “Nomino – dichiara – eredi universali i miei nipoti conte Ottavio Agosti, conte Giovanni Mazzucchelli ed i miei bisognosi pronipoti Tasca.”

Assistono, come testimoni, l’arciprete don Pietro Pirlo, il dottor fisico Francesco Maza ed il chirurgo Francesco Matuzi. Il Duranti aveva già fatto testamento il 16 dicembre 1811, i cui contenuti sono riconfermati da queste “ultime volontà”.

 

I beni Duranti passano ai Tasca. [17]

Un terzo dei beni era stato destinato al conte Ottavio Agosti, che a sua volta con testamento del 1839 aveva disposto che la sua parte dell’eredità Duranti passasse ai nipoti Tasca, che diventano così proprietari dei due terzi. L’altro terzo del conte Mazuchelli, morto senza eredi, confluirà poi nei Tasca.

Il 30 gennaio 1840 i nobili Antonio, Ottavio, Giulio Cesare, Anna Maria, Livia e Prudenza del fu Luigi, davano incarico ad un perito di effettuare la divisione dei beni in sei parti. All’estrazione a sorte delle singole parti sono presenti Ottavio anche in rappresentanza del fratello Antonio, il capitano Carlo Wlassic per la moglie Prudenza, Bonomo Fiorini per la moglie Livia, Giulio Cesare, Anna Maria in Mazzoleni.

Il primo “piede” va a Livia e comprende la casa dominicale col corpo che resta a mattina del portone e del cortile, la casetta affittata a Giugni, la casetta dell’ortolano ed il brolo di sotto; il secondo a Ottavio con parte della Rodenga e del Mirabello;  il terzo a Prudenza con la casa dominicale, cioè il corpo a sera del portone e del cortile, il locale rustico con torchio del vino, filanda di seta e brolo annesso, prativo con piante fruttifere; il quarto con parte del Mirabello a Giulio Cesare; il quinto a Antonio con parte della Rodenga; il sesto ad Anna Maria la possessione Fenilnuovo.

 

Conclusione.

Guardando dalla finestra di questa sala, è facile immaginare i fratelli Giorgio e Faustino che passeggiano conversando amabilmente; vengono interrotti dal sopraggiungere del cameriere del cugino Durante, che viene ad invitarli all’Accademia [18] che il poeta tiene nell’adiacente Palazzo durante la sua permanenza a Palazzolo.

 

Francesco Ghidotti

 

 

 

 

 

 

 

 

Note

 

[1] F. Ghidotti, 2002, pp.24-28

[2] Archivio Parrocchiale di Palazzolo, Registri parrocchiali: Registri dei battesimi dal 1589, Registri dei matrimoni dal 1589, Registri dei morti dal 1675. Franco Vezzoli ha copiato tutti questi registri e poi li ha inseriti in un data-base consultabile presso la Fondazione Cicogna-Rampana.

Nei registri dei matrimoni (1589 – 1899), sono annotati 23 atti di maschi Duranti così suddivisi: 11 matrimoni dal 1602 al 1700, 7 dal 1701 al 1800, 5 dal 1801 al 1899. Per le femmine Duranti: 4 matrimoni dal 1589 al 1600, 23 dal 1601 al 1700, 10 dal 1701 al 1800, 5 dal 1801 al 1899, per un totale di n.42. Sono 65 sposalizi, fra i quali spicca quello del 14 ottobre 1764 di Livia Duranti, figlia del poeta Durante, a cui interviene il vescovo di Brescia, cardinale Molino.

[3] M. Mondini, 2004, pp.61-63

[4] F. Lechi,1973-79, V, pp.291-293

[5] Arch. St. Bs, Archivio Congrega Carità Apostolica, busta 183, fgilza VI/1.

Per poter affrontare lo studio delle vicende di queste famiglie diventa indispensabile avere sempre davanti un albero genealogico molto dettagliato al quale aggiungere di volta in volta sempre nuovi dettagli. Nella busta 183 si conserva un albero genealogico molto chiaro che inizia con Prudenzio del secolo XIII e termina, dopo dieci generazioni, alla fine del secolo XVI. Vi sono elencati solo i maschi, con specificati titoli onorifici, cariche, professioni – Manoscritto C alla Queriniana, Faino Bernardino, Delle famiglie nobili di Brescia, al n.16: “delli Duranti”, con 2 alberi genealogici- Manoscritto Queriniano P.I.7, fogli 147v, alberi genealogici compilati dal sacerdote Antonio Lodrini, bibliotecario della Queriniana -Alberi genealogici manoscritti compilati da Franco Chiappa in Archivio Chiappa, faldone n. 3.

Disegno dei beni Duranti

Sempre nell’Archivio Congrega, busta 172, si conserva un “disegno dei beni Duranti” compilato nel 1676, che presenta i confini delle proprietà con le relative cascine della campagna compresa fra la Via Brescia e i confini di Cologne, Chiari e Pontoglio

[6] F. Chiappa, 1965, pp.43-44

[7] F. Chiappa, 1967, pp.56-59

[8] F. Chiappa, 1969, pp.28-31

[9] Biblioteca Civica, Bergamo, gabinetto, A 1/s,25, dono Gaffuri, Liber provvisionum comunis Pallazoli, brandello del registro originale delle delibere comunali dal 28 dicembre 1459 al 4 maggio 1473.

[10] Raccolta Maza-Brescianini, cart. B, fasc.11, Memoriale aliquorum negociorum et rerum comunis de Pallazolo, dal 1468 al 1527. Trascrizione parziale di F. Chiappa.  Nella stessa raccolta cart. B, fasc.4 sono conservati 23 Liberzoli delle spese dei consoli palazzolesi, per gli anni 1483-1526 con varie lacune. Trascrizione parziale di F. Chiappa.

[11] F. Chiappa, 1971, pp.121-159

La Raccolta Maza-Brescianini, ora conservata presso la Fondazione Cicogna-Rampana, è composta da sette faldoni. Nel faldone F le pergamene sono ora divise in quattro gruppi, il terzo ne comprende 13 relative ai Duranti A noi interessano anche i Regesti seicenteschi di atti contenuti nel Manoscritto Queriniano P/I/7 p.11 e pp.119-159.Si tratta di un centinaio di pergamene concernenti atti privati delle famiglie Duranti.

Acquisti fatti da Giorgio Duranti fu Nicola, fratelli ed eredi:

“1541, una casa murata et cuppata nella terra di Palazzolo in contrada di S. Antonio che confina a monte e mattina detto sig. Giorgio, di pertiche quattro.

1559 (30 giugno) – il cavalier Giovan Andrea Duranti vende a Giorgio Durante una pezza di terra ortiva in contrada delle fosse sive del Stozato, a monte li muri di detta terra sive la columbara di detto cavalier…

1559 (25 novembre), …vendono alli eredi di Giorgio Duranti una pezza di terra hortiva et arboriva sita in contrada del Zucolo sive ad Rosium, quadra di Riva,a mattina via della Trinità, a sera seriola de Chiare,a monte gli eredi, pertica una,tavole 21,piedi 4.

1560 (31 gennaio), Francesco e fratelli Marzoli danno in permuta al rev.mo vescovo Vincenzo, fratello e nepoti Duranti una pezza di terra aradora e vidata sita in contrada dello Stozato… un’altra aradora, vidata e parte boschiva in detta contrada chiamata la Rivetta, a mattina la via della Trinità, a sera seriola de Chiare a mezzodì parte detto Reverendo… 1560 (26 marzo), Antonio Galegnani vende alli heredi di Giorgio Durante una pezza di terra hortiva et arboriva sita in contrada dello Zuccolo seu della via della Trinità,a mattina detta via,a sera seriola di Chiare, a monte e mezzodì detti heredi, di pertiche 2, tavole 16”.

[12] Arch. St. Bs, Arch. Congrega Carità Apostolica, busta 184, Estimum civium habentium bona supra territorio Pallazoli… di pugno del notaio Vincenzo Duranti.

[13] Arch. St. Bs. Catasto antico, Pallazolo, Registro n.1917, estimo veneto.

[14] F. Chiappa, 1991, pp.84-85

[15] F. Chiappa, 1988, pp.29-52

[16] Arch. St. Bs.Notarile, 1822not. Prestini, b/14780, Testamento di Gerolamo Duranti – Architetti, ingegneri, agrimensori, C.A. Manna di Palazzolo, b.408/409, anno 1823, relazione di stima dei fondi dei nobb.sigg.co. Gerolamo Duranti e co. Carlo Duranti. Della sostanza lasciata dal nob.co. Gerolamo Duranti agli eredi del nob.co. Gio. Mazzucchelli, co. Ottavio Agosti e co. Fratelli Tasca.

Arch. St. Bg. notaio A. Locatelli, W/13273, 1840, divisione dei beni fra i fratelli Tasca, perito Pietro Gandolfi.

[17] P. Calini Ibba, 2000, I, pp.538

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Catasto del regno lombardo-veneto,1852, reg.1852

Catasto del regno d’Italia, 1898, reg.1898-196

[18] L’Accademia Duranti consisteva in riunioni ed incontri che il poeta Durante Duranti teneva alla fine del ‘700 nel suo Palazzo, nei mesi in cui risiedeva a Palazzolo. Vi si leggevano anche sue composizioni. Alcuni dei giovani palazzolesi che la frequentavano acquistarono buon nome nel campo delle lettere, delle arti e delle scienze.

 

 

 

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Sta in Giorgio Duranti e il suo tempo, Grafo, Bs, 2005