I CINQUANT’ANNI DE LA VOCE DI PALAZZOLO

pubblicato il: 01 febbraio 2009
da: Il Giornale di Palazzolo s/O

Apro la raccolta delle pagine de La Voce di Palazzolo e si affollano i miei ricordi sulla gestazione e la nascita di questo foglio. Sono gli anni, fervidi d’iniziative sorte intorno alla Casa del Giovane e all’assistente spirituale don Attilio Chiappa. Il Circolo Tovini ha iniziato da quattro anni la sua attività e molti giovani sono impegnati nelle attività di promozione culturale. È quasi naturale che nasca un organo di stampa, capace di creare una corrente d’interesse per questo Circolo e per tutto il Movimento cattolico palazzolese.

Lo strumento scelto è l’inserimento di alcune pagine nell’edizione del settimanale cattolico La Voce del Popolo. Il 4 ottobre 1958 escono le prime due pagine cui faranno seguito, con alterne vicende, altre pagine, per arrivare ad oggi.

Del Comitato di Redazione di allora siamo rimasti in due: Renzo Pagani, direttore, e il sottoscritto. Se ne sono andati Carlo Angelo Boselli, Emilio Vavassori e Dino Cottini.

Già nella presentazione, erano delineate le finalità del nuovo giornale, che colmava un vuoto lasciato dalla Settimana Palazzolese, chiusa nel 1948 e dal Giornale dell’Oglio, organo politico della Democrazia Cristiana, in edicola dal 1948 al 1950.

Sotto la supervisione di don Attilio, la prima pagina, aveva una breve Presentazione, a me affidata, che così riassumeva gli intenti del settimanale:

“Non possiamo iniziare la pubblicazione di questa pagina settimanale dedicata alla vita della nostra città senza una pur semplice e breve Presentazione; come non possiamo esimerci sia dal ringraziare i vecchi e fedeli lettori di “Voce”, che saranno contenti di trovare finalmente una intera pagina dedicata alla cronaca e ai problemi di casa nostra, sia nell’invitare tutti i nuovi lettori a diventare amici anch’essi di questa “Voce”, che vuol riempire un vuoto lasciato da alcuni anni nel cuore e nei desideri dei Palazzolesi. Vorremo fosse uno specchio (per quanto possibile fedele della vita, sempre intensa ed interessante della nostra terra) nel quale possano ritrovare l’eco della loro casa e della loro terra i militari, gli emigrati e tutti i lontani. Vorremmo fosse anche una occasione per un incontro tra tutti i Palazzolesi e uno strumento di comprensione e fraternità, così difficile da realizzare oggi dacché molti si sentono divisi da contrasti teorici e pratici, accresciuti dal clima della lotta politica e di classe. Vorremo, scusateci se possiamo sembrare utopisti, che al di là delle contingenti e passeggere battaglie incruente di ogni democrazia, ci ritrovassimo tutti fratelli, amanti del benessere, della felicità e della prosperità reciproca. Con questi intenti ci accingiamo alla nostra opera, consapevoli delle difficoltà e degli ostacoli, che non mancano mai in ogni impresa, pur piccola che sia, confidando nella collaborazione e comprensione di tutti voi, amici lettori vecchi e nuovi. A voi affidiamo i nostri sforzi ed i nostri sacrifici nella speranza di non deludervi, ma anzi convinti di incontrare la vostra approvazione e la vostra fiducia.”

Aggiungo qualche riferimento alla Palazzolo del 1958 offerto da La Voce del Popolo che aveva il 25 gennaio una pagina speciale, come quella de L’Eco di Bergamo del primo marzo.

Si inizia dagli abitanti che sono 13.663, i nuclei famigliari 3.707. Altro dato significativo: i nati nell’anno 1957 sono stati 241 e i morti 129, a conferma dell’eccezionale trend delle nascite.

Il Comune era retto dal sindaco C. Pietro Orsatti, ed in parrocchia erano presenti, oltre al parroco don Piccinelli, don Alberto Morandi, don Alessandro Beretta, don Pietro Marella, don Attilio Chiappa, don Davide Carsana, don Paolo Losio e don Giovanni Pierani. I Concezionisti erano presenti nell’Orfanotrofio maschile Galignani, le suore della Sacra Famiglia nel Ricovero vecchi, le Ancelle della Carità in Ospedale e nell’Orfanotrofio femminile.

Le Acli, col loro Patronato, assistevano gli operai nelle varie pratiche burocratiche, l’Azione Cattolica aveva le sezioni aspiranti, giovani, uomini e donne. La Casa del Giovane e la Casa della Giovane erano punti di riferimento della gioventù.

Funzionavano il cinema teatro Aurora, il cinema Enal e il Cinema Teatro Nuovo e, durante l’estate, il cinema all’aperto al Campo sportivo. Ogni giorno più di mille operai arrivavano dai paesi vicini a lavorare nei nostri stabilimenti. Infine, per sintetizzare, il 92% delle famiglie possedeva una radio e nei locali pubblici si poteva assistere agli spettacoli televisivi.