IL COLERA COLPISCE PALAZZOLO DAL 1836 AL 1867

pubblicato il: 01 gennaio 2012
da: Il Giornale di Palazzolo s/O

Dopo la peste del 1630, che aveva colpito le nostre terre, si arriva fino al 1836 prima di lamentare un’altra grave malattia contagiosa: il colera.

Malattia endemica in Asia, compare in Italia nel 1836 e con alterne vicende resta in mezzo a noi per ottant’anni, fino al 1917, anno in cui scompare definitivamente.

L’allarme per il suo arrivo era già stato dato a Brescia cinque anni prima convincendo le autorità pubbliche ad emanare misure profilattiche severissime, che non servirono però a fermare il contagio. Ai primi del 1835 compare a Genova; nel bresciano arriva il 16 aprile, proveniente dal bergamasco.

Il 16 aprile si ammala a Bergamo Maria Mazza, una vecchia lavandaia, e da Bergamo, attraverso Paratico, il morbo arriva a Palazzolo e passa ad Urago, Coccaglio e Brescia.

Il 5 maggio muore Domenico Camorelli, d’anno 80, possidente, seguito da altri 123 palazzolesi. L’ultima vittima dell’infezione sarà Teresa Zani, d’anni 60, morta il 13 agosto. Nel mese di maggio si contano 8 morti, in giugno il numero sale a 45, in luglio si tocca quota 69 per scendere a uno in agosto. Nei cento giorni, tale fu la durata del contagio, si ebbero una media di 1,23 morti al giorno. Il 13 luglio i decessi sono dieci, seguiti dai sette del 29 giugno e del 7 luglio.

Su una popolazione di 3.300 abitanti, si ebbe il 3,7% di morti, contro il 2,96% di tutta la bresciana.

Anche in questa, come nelle passate epidemie, “mettendo voce non fosse il cholera né epidemico né contagioso, si lasciava correre.”

E la gente diceva che il governo lo faceva per lasciare libero il transito delle milizie.

Si parlò “d’arti venefiche, di polveri gettate nei pozzi e nelle fonti“e ciò accresceva la paura e lo sdegno.

Il numero totale dei morti a Palazzolo in quell’anno fu di 260 contro una media annuale di 120 per gli anni precedenti e seguenti il contagio.

Il morbo ricomparve nell’agosto 1849 mietendo però poche vittime: sono infatti 12 le morti per colera avvenute nei mesi di agosto, settembre ed ottobre.

Per la terza volta colpisce la nostra terra nel 1855.

Il 30 giugno un tale Giuseppe Peduzzi, proveniente da Verona, colpito dal male, viene ricoverato nel nostro Ospedale. È l’inizio di una serie di morti, saranno 125, che si susseguiranno fino al 7 settembre, data dell’ultimo decesso.

Deputazione Comunale e Parrocchia si accordano per prendere tutte le misure profilattiche contro il colera e per organizzare solenni funzioni votive al SS. Crocefisso.

Anche San Pancrazio è colpito il 23 luglio e nello spazio di pochi giorni muoiono 14 abitanti. Il popolo fa voto allora di erigere la chiesetta alla Madonna Immacolata, di cui l’anno prima si era proclamato il dogma. Posta la prima pietra il 5 settembre, l’edificio era aperto al culto l’8 novembre 1857. Nello stesso anno 1855 veniva costruito il cimitero.

A Palazzolo, il parroco don Bettinelli, mosso a pietà delle fanciulle rimaste orfane di genitori rapiti dal contagio, le raccoglie nella canonica e poi, colla collaborazione della maestra Caterina Gorini, dà inizio all’opera pia dell’Orfanotrofio femminile.

Nell’assistenza ai colerosi si distingue anche il dottor Andrea Rossini che, oltre all’opera di medico, profonde del suo patrimonio per soccorsi vari e medicinali ai poveri.

Passano pochi anni e il 1° maggio 1867 viene denunciato un nuovo caso di “cholera morbus” e da quel giorno il flagello infuria per tutta l’estate fino al 27 agosto.

In quattro mesi circa i colpiti furono 141, dei quali 20 curati all’Ospedale e i rimanenti nelle loro abitazioni. I guariti complessivamente sono stati 89, di cui 12 all’Ospedale e 77 a domicilio. Dei 52 morti, 44 sono deceduti a casa e gli altri 8 in Ospedale.

Francesco Ghidotti