I PALAZZOLESI IMPEGNATI NEL REPERIRE MEZZI FINANZIARI PER LA TORRE

pubblicato il: 5 maggio 2013
da: Qui Palazzolo

 

Nella riunione del 9 giugno 1813 vengono definite le modalità per finanziare l’opera. Nel settembre successivo, a opera iniziata, si riaffaccia il tema del divieto di questuare. Il vice prefetto di Chiari, si sofferma sull’eccesso di zelo con cui alcuni volontari si impegnano nel sollecitare gli offerenti. Si dice contrario alle forzature verso i contadini, sul modo con cui ad ogni raccolto i questuanti li assillano. Il Podestà Muzio in novembre chiede una deroga all’ordinanza del Ministro per il Culto, altrimenti non si potrà proseguire l’opera appena iniziata. Ricorda che per la nuova chiesa e per l’ospedale si era operato allo stesso modo. Gli viene risposto che i regolamenti vanno rispettati e, quindi niente questue. Solo offerte volontarie.

Nel 1813-14 si erano spese L.5.877,83. Nella previsione della continuazione dell’opera, come avvenne poi dal 1818 in avanti, sarebbe stato necessario poter disporre di almeno 45.000 lire. Dove reperire questa somma? In otto anni si sarebbero potuto racimolare 2.500 lire all’anno, in totale L.20.000. Dagli utili della Fabbriceria altre 13.500 lire. Ne mancavano ancora almeno 10.000.

 

Alla ricerca di finanziatori

Non c’erano banche a cui chiedere dei prestiti. Era giocoforza rivolgersi ai benestanti e agli industriali. Il delegato prefettizio presso la nostra Fabbriceria sig. Manni il 25 settembre 1816, riferendosi alle lettere del 1815 dell’arciprete e del podestà, che chiedevano provvedimenti per poter proseguire nella costruzione della Torre, scriveva al Consigliere delegato della Provincia:

“Io non posso a meno di secondare i loro voti, che sono i comuni della popolazione e riconfermare quanto essi espongono nelle citate lettere. Resta solo a vedersi come potrebbe ottenersi tale continuazione. I domandanti propongono che si impieghino i fondi della Fabbriceria. Ma i disponibili non possono essere se non gli avanzi delle spese ordinarie annuali. Questi avanzi a tutto il 1814 (lasciando da parte il debito di L.492,84 della Congregazione del SS. Sacramento che come ho detto nel rispettivo allegato deve essere estinto dai confratelli) si possono calcolare a circa L.800, come dal bilancio. Qualche cosa dovrà esserci dal 1815 e 1816. Le compilazioni dei cui bilanci, stante la facilitazione che deve derivar dalle mie operazioni, assai prestamente potranno eseguirsi. Vi sono i materiali preparati per l’importar di L.1.881,60. Basterà poi tutto questo? Potrebbe forse, ma temerei forte, che non bastasse del tutto ed altronde mi pare che nel dar nuova mano all’opera debba almen per iscorta anche aver disposto per tutto quello che occorrer possa a compierla. Come dunque?

Io so che quando io era in Palazzolo, il sig. Abate Zinelli aveva persona danarosa che mediante malleveria di Lui avrebbe prestato anche tre o quattro mila lire e se ben mi sovviene anche senza frutto ed per alcuni anni. Converrebbe adunque assicurarsi ancora di questo prestito, ove fosse per occorrere. Il degn.mo nuovo primo deputato sig. conte Duranti, che va anche di ottima armonia, a quello che ho inteso, anche col sig. Zinelli e che è impegnatissimo per questa opera, potrebbe dar mano. Le condizioni potrebbero essere di restituirsi in rate annuali della somma ciascuna che verosimilmente può esservi di avanzo della Fabbriceria. Per altro siccome la torre non dee servire solamente per la chiesa, ma per gli oggetti politici, e civili ancora, per esempio per regolare le irrigazioni, per sonar la scuola, pel caso della disgrazia d’un incendio, per convocare Vicinie comunali ecc. perciò troverei troppo giusto che anche il Comune od in molto od in poco dovesse concorrervi. Se poi per un verso in questi anni di penuria pesa il caricare in censiti si può osservare che, trattandosi di una opera da costruirsi in paese, somministrarebbe per un altro lato occasione di porger mezzi di sussistenza ai più indigenti che potrebbero impiegarvisi.”

Il Manni suggerisce: “Prima di tutto che per opera o della Deputazione, o per ispeditezza della Fabbriceria si facessse rilevare mediante esame di un valente perito quale spesa porterà il condursi a compimento l’impresa. Sarebbe a ciò opportunissimo il sig. Francesco Usanza di qui capomastro nel Corpo reale degli ingegneri d’acque e strade, che pure altra volta ha avuto mano in pasta.”

Nel 1817 nascono delle divergenze sull’utilizzo degli avanzi della gestione della Fabbriceria.  C’è chi vorrebbe che con questi fondi si distribuissero beni di consumo ai poveri, stante gli anni di penuria nei raccolti.  Non sfugge però l’importanza di occupare manodopera locale nella costruzione della Torre. In queste incertezze ci si prepara all’inizio della seconda fase che partita nell’estate del 1818  proseguirà fino al completamento dell’opera.

 

Francesco Ghidotti