LA CONCORRENZA FRA STAMPATORI

pubblicato il: 15 dicembre 2014
da: Il Giornale di PALAZZOLO s/OGLIO

 

Mi piace, in questo 50° anno di vita della nostra Biblioteca, scrivere su dei Palazzolesi che coi libri ci seppero fare fin dal secolo XV. Oltre ai più conosciuti Britannici, vorrei ricordare un altro libraio-stampatore palazzolese: Rondo de’ Rondi che alla moda umanistica, aveva nobilitato nome e cognome in Arundo de’ Arundi.

Era discendente da una famiglia di mercanti di libri, infatti un “Rondo de Pallaciolo librarius” compare in un documento del 5 giugno 1486. Costui potrebbe corrispondere a quel “Silvestro de Rondis librarius” registrato il 20 ottobre 1490, ed essere padre, forse, ma senz’altro consanguineo del nostro “maestro Rondo de’ Rondi” che teneva bottega a Brescia in contrada S. Afra.

Rileggendo quanto è stato autorevolmente scritto da Ennio Sandal nel volume Uomini di lettere. Uomini di libri. I Britannico di Palazzolo (1469-1650) e da altri autori, compreso il nostro Marino Gamba, si può entrare nel vivo del mondo che ruota intorno all’arte della stampa.

Il confronto fra i Britannici, che per duecento anni occupano un posto di rilievo fra i “maestri” stampatori e il Rondi che sta sul mercato dei libri a stampa solo per pochi anni, volge a vantaggio dei primi.

Tuttavia “La concorrenza più pericolosa per il monopolio dei Britannico, – scrive il Sandal – fu messa in atto, a partire dal 1504, dal libraio Rondo de’ Rondi, tanto che là dove avevano fallito Bonino Bonini, il Farfengo e il Misinta, la tenacia dell’Arundi alla lunga sortì l’effetto che voleva, anche se non proprio nella forma sperata. Per una serie di circostanze sfavorevoli l’azienda fondata dall’Arundi si dimostrò fragile, passò prima a Giovanni Battista da Ponte, quindi a Giovanni Antonio Bresciano e, infine, intorno al 1531 fu rilevata dai fratelli Damiano e Giacomo Filippo Turlini da Cigole.”

Il monaco benedettino di S. Eufemia don Placido da Brescia incontrò mastro Rondo per definire modi e tempi della ristampa della Vita del beato Giovanni Colombino e così ne riferisce : “Et ritrovandome un giorno cum maestro Rondo, persona timorata il quale di questa sua arte impressoria non ricerca tanto di multiplicare et crescere in beni temporali quanto di acquistar qualche merito appresso Dio procurando de imprimere non opere curiose che empieno de vento né mai saciano nostra cupidità, ma devote e spirituali che levino la mente da queste tenebre ne le quale nasce ogniuno immerso in questo mondo , et le perducano a cognizione di quella verità, la qual cosa sola è vera vita et felicità di l’anima rationale, lo exortai volesse imprimere questa opera.”

Interessanti le ragioni esposte da don Placido in merito alla scelta dello stampatore. Maestro Rondo non si poneva in competizione con i Britannici sulla loro linea d’interessi, ma era intenzionato ad occupare uno spazio nel mercato librario cittadino a cui essi non prestavano attenzione. La loro politica editoriale, anzi, prediligeva i testi letterari, considerati frivoli in certi ambienti, ossia proprio quelle “opere curiose che empieno de vento”, aliene dalle aspirazioni di chi aveva a cuore mutazioni radicali della vita e dei costumi cristiani. La stessa suddivisione dei compiti fra i fratelli rendeva difficile competere con loro. Giovanni era consulente editoriale e supervisore dei testi, Angelo responsabile del commercio dei libri ed esperto finanziario, Giacomo insieme a Benedetto responsabile dell’officina.

Non appena a Brescia la nuova tipografia di maestro Rondo fu in grado di contrastare l’egemonia dei Britannico, Elia Capriolo se ne avvalse subito per affidare ai suoi torchi la sua opera più importante, la Cronica de rebus brixianorum del 1505.

 

Francesco Ghidotti