LE “CIMINIERE” DI PALAZZOLO

pubblicato il: 02 gennaio 2009
da: Il Giornale di Palazzolo s/O

Il 1859 è talmente denso di avvenimenti e cambiamenti che possiamo definirlo “fantastico”.

Si comincia l’8 giugno. Alla stazione ferroviaria di Palazzolo giunge da Verona un treno carico di 1500 soldati austriaci inviati a Bergamo per difenderla dai Garibaldini. Con uno stratagemma l’ing. Giovanni Sala, così racconterà Giovanni Rampana, si accorda col capostazione Antonio Rizzino e si impossessa della locomotiva, staccata dal convoglio per rifornirsi di acqua e, lasciato il treno senza traino, la dirige verso Gorlago, dove viene abbandonata sui binari. A piedi il Sala raggiunge Bergamo per avvertire i Garibaldini, che erano già in città e che aspettavano, informati da un telegramma intercettato agli Austriaci, l’arrivo del treno.

A Palazzolo il comandante Waisniel, fa arrivare una nuova locomotiva e il convoglio può partire per Seriate, dove avviene lo scontro con i 70 Garibaldini, che con vari stratagemmi, mettono in fuga gli Austriaci, che ripreso il treno, tornano verso Brescia.

 

La liberazione di Palazzolo.

Nella stessa giornata una colonna di Garibaldini, al comando di Gabriele Camozzi passa il fiume Serio, dirigendosi verso Cavernago ed occupa la stazione di Gorlago.

Il giorno 9 giugno giungono a Palazzolo 40 Garibaldini al comando del tenente Pisani, un siciliano tutto fuoco. Aveva l’incarico di andare in avanscoperta onde preavvisare il comando di Garibaldi della situazione militare della zona.

Lascio la parola a Giovanni Rampana (che personalmente visse quelle giornate) che così scriveva nel numero unico pubblicato il 28 giugno 1907 in occasione del primo centenario della nascita di Garibaldi:

“Il popolo si sollevò e andò alle campane suonandole a stormo: si andava e veniva con roncole e con armi da caccia, si aveva una voglia matta di picchiare la groppa dei croati; ma si attendevano ordini da Garibaldi.

Vi fu un esecrato cittadino che corse a Pontoglio ad avvertire il comandante degli austriaci che qui vi erano i pochi garibaldini d’avanguardia.

Quel comandante manda mezzo plotone di cavalleria ad esplorare sulla strada, ma quando arrivarono alla cascina detta Ca’ del Ca’, i garibaldini posti con accortezza sul campanile della chiesa della SS. Trinità, tirarono su di essi che, spaventati dalla inaspettata sorpresa, fecero il dietro front e via al galoppo di ritorno a Pontoglio.

Intanto si preparavano trincee, semplici fossi, tagli di strade e fuciliere dai muri di cinta. Attendeva alacremente a questo incarico l’ing. geom. Cicogna Giuseppe con mirabile e instancabile ardore.”

Il distaccamento croato, visto che non poteva raggiungere Brescia attraverso Palazzolo, cambiò strada ed attraversò il Boscolevato, i “quattro chilometri” e la “Mirandola”; raggiunse Coccaglio ancora fortemente presidiato dagli Austriaci che difendevano la ritirata delle truppe dell’Urban provenienti dalla strada di Chiari.

La sera del 9 giugno i cacciatori delle Alpi del tenente Pisani si erano accampati tra Adro e Palazzolo e la mattina del giorno seguente (10 giugno) raggiungevano e liberavano Sarnico.

Il Pisani, nella stessa giornata del 10, si diresse coi suoi 40 garibaldini verso Cologne e Coccaglio con l’intento di occupare la stazione ferroviaria e la strada ferrata, ma a Coccaglio, in contrada S. Pietro, si scontrò con le soverchianti truppe dell’Urban in ritirata e dovette ritirarsi sul monte di Coccaglio, lasciando sul campo un morto ed un ferito, mentre gli Austriaci catturavano alcuni suoi Garibaldini.

Il ferito era il conte Carlo Piacenza di 29 anni che viene trasportato a Palazzolo ed accolto nei locali della rettoria di San Giovanni a Mura, vuota per la mancata nomina del nuovo rettore, dove muore il giorno dopo.

Francesco Ghidotti