LE TORRI NEL PANORAMA DI PALAZZOLO

pubblicato il: 1 ottobre 2012
da: Il Giornale di PALAZZOLO s/OGLIO

L’idea di “torre” ha un preciso riferimento alle molte “torri” medievali, che si offrivano all’occhio dei Palazzolesi e sono entrate nel loro linguaggio e nella loro esperienza quotidiana.

Comincio coll’elencare ciò che rimane: la “Torre rotonda di Mura”, le “torri” della Rocha Magna, Ruellina, della Porta di fuori, Mirabella, della Salvezza.

Inoltre la “torre” della Rocha parva (Rocchetta) in capo al ponte romano. Il “torrazzo” che metteva in comunicazione la Platea magna col ponte. Un basamento di “torre” antica con una monofora, nel trasandello che porta all’ingresso carrabile del Palazzo Rossini. La cinta muraria del “Castrum Palatioli” era intersecata dalle varie torri. I terreni delle rive del Cividino erano chiamati “le torri”, e così le cascine “Torre” sulla via Formiche, e “Turlone” (sta per torrione) sulla via Romana. Le stesse “porte” o portoni d’accesso al borgo medievale erano in realtà altrettante “torri”, da dove vegliavano giorno e notte dei custodi.

In contrapposizione stavano i “campanili”, costruzioni che non erano collegate all’idea di protezione e difesa del territorio. Ogni chiesa, per essere completa, aveva il suo “campanile” con relative campane.

 

I tre campanili della Pieve.

In un mio disegno, utilizzato dal Chiappa per il suo studio sulla Pieve, ho cercato di ricostruire la parte absidale della chiesa romanica. Le absidi sono due, la terza, quella meridionale è occupata dal “Torrazzo delle Ore”, che portava l’orologio della comunità e le campane.

Per immaginare la “torre” e non un semplice campanile, la memoria dei Palazzolesi, ha avuto buon gioco col riferirsi alle varie chiese.

Sì, perché nei disegni e nelle ricostruzioni storiche riguardanti l’edificazione della Pieve, scompare il “Torrazzo delle ore” e sul suo tronco è poggiato un nuovo campanile.

Siamo alla fine del secolo XV; per la trasformazione e l’ampliamento della chiesa romanica, è stato necessario decapitare il torrazzo duecentesco. Le cronache del tempo ci ricordano che nel 1480 fu smontato e incorporato nella navata meridionale della chiesa. Il 20 marzo 1482 s’iniziava l’innalzamento del nuovo campanile ed erano poi issate le nuove campane, fuse da Magister Jacopus de Grosio. Nel 1491 fu aggiunta un’altra campana. Il 27 gennaio 1494 i “rationatores” comunali si riuniscono per controllare i conti relativi al campanile, tenuti da Lorenzo de Vigano.

Il Rosa ci ricorda che “sopra un pilastro e sopra le due arcate rispettive sta innalzato un pesante e grosso campanile che porta le grosse campane della parrocchiale.” È la prova che il campanile era sorto sopra gli avanzi del “torrazzo” e aggiunge: “l’altare della B. Vergine del Rosario, colla sua cappella chiusa da cancelli, trovasi sotto e interiormente al campanile”, in pratica sotto il campanile. Era l’altare del Rosario, nella navata meridionale, a destra dell’altar maggiore.

Passano più di trecento anni. Siamo nel 1803 ed il campanile cinquecentesco negli ultimi tempi si è inclinato e minaccia rovina. Si corre ai ripari e per prima cosa si calano le tre campane, di cui una ormai inservibile. Sono messe tutte a terra intorno al 1809 e stivate in un ripostiglio provvisorio. Bisogna trovare loro una nuova sistemazione. Per prima cosa la Fabbriceria fa fondere una nuova campana alla Ditta Gaetano Goletti di Brescia. Il 15 dicembre 1809 il fonditore annuncia che la fusione è riuscita perfettamente e la nuova campana pesa 4 pesi e mezzo in più di quella rotta, cioè in tutto 167 e mezzo. Dopo la consegna bisogna trovarle un luogo per poterla utilizzare. Non il campanile perché pericolante. Si sceglie un’incastellatura provvisoria di legno, in modo che la comunità ne risenta i rintocchi. La soluzione provvisoria è un luogo eminente: il muraglione della Rocha magna. Le campane si possono udire di nuovo.

Una soluzione definitiva ci sarebbe: costruire un nuovo campanile. Il luogo su cui potrebbe essere poggiato è la torre della Mirabella. Dalla perizia del Manna (1809) alla demolizione del campanile erano passati quattro anni. Il terzo è quello che vediamo ancora oggi, piccolo e collocato su un angolo del basamento del Torrazzo.

 

I due campanili.

All’inizio dell’Ottocento, quando la Torre era di là da venire, c’erano due campanili: uno apparteneva alla Pieve e l’altro alla chiesa di San Francesco o dei Disciplini. Nell’album appena pubblicato colle “immagini di fine Ottocento”, nella foto del 1895 si nota, alla sinistra della Torre, il campaniletto della Pieve poggiato sull’angolo del volto della navata sud, dove un tempo svettava il Torrazzo delle Ore. Non c’è traccia dell’altro campanile, quello della chiesa detta la Disciplina, oggi Teatro sociale, che compare nei disegni del Ronzoni dal 1823, e dello Joli del 1858, contenuti nell’album delle Vedute del secolo XIX. Non c’è più nel disegno del 1896 perché era stato demolito nel 1869, quando la caserma era stata trasformata in teatro.

 

Francesco Ghidotti