LA LAVORAZIONE DELLE PELLI DI ANIMALI DAL ‘400

pubblicato il: 25 novembre 2005
da: La Voce di Palazzolo

Nei primi anni del ‘400, Giovanni Mejorini (della famiglia Sanpellegrino) era conciatore di pelli, specialmente d’agnello, utilizzate per confezionare abiti, pellicce per donne e per uomo, per foderare abiti ed armature.

A Palazzolo qualcuno si era specializzato anche nella confezione dei guanti e, quando arrivava il nuovo podestà, i consoli di Quadra andavano ad incontrarlo e gli offrivano un bel paio di guanti in pelle, opera dei nostri pellicciai.

Nel terzo libro degli Statuti dell’anno 1425 ci sono norme circa la concia delle pelli: per quelle di capretto e d’agnello era possibile effettuarla liberamente; per gli altri animali era prescritto che le pelli non potessero essere stese o deposte in alcuna strada o piazza.

Per quanto riguardava la lavorazione, gli Statuti vietavano di porre e raschiare pelli o pellami nelle acque pubbliche; ciò era consentito nella parte inferiore del fiume Oglio, dopo la porta di Carvasaglio.

Nell’estimo delle mercanzie del 1678 l’oste Antonio Bonadei, aveva anche bottega di “pellizze”. Il calzolaio Rocco Gorini, con negozio in Piazza, conduceva con Antonio Vidari una “confetteria di pellami”, il cui impianto con varie vasche è venuto alla luce qualche anno fa durante la sistemazione del pavimento dell’ex negozio di scarpe Taiocchi, sotto i portici orientali. La conceria utilizzava l’acqua delle Vetra, che arrivava qui per un canale, ancora ben conservato. L’attività continuò anche col figlio Giuseppe fino alla metà del ‘700.

In quegli anni la concia delle pelli assume il ruolo di attività manifatturiera con sede in un locale del Pratolongone, in sponda sinistra dell’Oglio. Nella mappa del 1752 è indicata la “confetteria de pellami” con una ruota a secchi che pesca nel fiume.

Proprietari del Pratolongone all’inizio del ‘600 erano gli eredi di Lanfranco Zamara che avevano “un cortivo con columbara” e 15 piò di terra che, quando l’Oglio cresceva, veniva quasi completamente sommersa. Essi avevano anche il diritto di prelevare acqua dalla Vetra per irrigare questi terreni. Più tardi fu costruito un lungo condotto che portava acqua alla conceria.

Ai primi dell’‘800 proprietario della conceria è l’abate don Luigi Malvezzi che nel 1811 la vende a Domenico Pagani che la gestisce col figlio Giovanni. Nel 1820 Davide Speckel commerciante milanese acquista tutto il Pratolongone e l’edificio della confetteria dei pellami, compresi i diritti del bocchetto d’acqua della Vetra e quello di porre una nuova ruota nel ramo dell’Oglio e riattare l’antico edificio per la concia delle pelli.

Nello Stato dell’industria della provincia di Brescia del 1833 si legge:

“Vi sono in Brescia e nella provincia n.11 fabbriche di pelli lavorate…che servono per stivaletti, scarpe, finimenti di carrozze e qualunque uso di cuoi, ed è questa un’introduzione d’un ‘estera manifattura, e non ve ne sono che poche in Milano ed altra del signor Speckel in Palazzolo, degna pur essa di osservazione.”

Nel 1857 in provincia vi erano 23 fabbriche di pellami, una era quella di Palazzolo con una trentina di operai, che lavorava 300 pelli di vitello, conciate con corteccia di pino, 500 con corteccia di quercia, 400 in altre conce e 1000 con sommaco (in dialetto rös).

Morto lo Speckel nel 1860, due anni dopo l’attività passa nelle mani di Francesco Nulli di Iseo che, come forza motrice, utilizza le due ruote ad acqua.

Scrive Gabriele Rosa nel 1872 che “appariscente a Palazzolo è pure la concia delle pelli, già Speckel, ora perfezionata da Francesco Nulli, sino a quattro anni fa le officine meccaniche nell’Italia settentrionale traevano unicamente dall’estero le cinghie di corame trasmettitrici di moti. Il Nulli a Palazzolo si studiò di riprodurle al miglior patto e vi riuscì assai bene e poi fu seguito da altri nella Lombardia, la quale ora può emanciparsi dall’estero per questo prodotto. Il Nulli concia 1200 pelli all’anno con 30 operai.”

La Nulli aveva acquistato a Manchester e Parigi nuove macchine per migliorare la produzione. Coi 6 hp di energia fornita dalle due ruote ad acqua, muoveva la 52 vasche o tini di concia, ciascuno di 2 metri cubi. La produzione era per il 40% di pelli di montone, il 20% di vitello, il 20% di corame ed il 20% di pelli estere che venivano anche esportate in Austria ed in Svizzera.

Una conceria sorge nel 1903 nei locali di Palazzo Zamara in piazza V. Rosa, lasciati liberi dalla Manifattura Bottoni: è quella della società milanese Schwarze e Grange, costituitasi a Gallarate nel 1898. Cesare Grange, fabbricante di guanti aveva sposato nel 1889 a Karlsrue la figlia di Giulio Schwarze, anche lui conciatore.

Nel censimento industriale del 1911 gli addetti a questo ramo d’attività in Palazzolo sono 75, tutti concentrati nella quadra di Piazza. Nel 1912 la Schwarze cessava la sua attività e confluiva nella Nulli, divenuta società con capitale di 120.000 lire. L’attività della Nulli, condizionata dagli eventi bellici con riduzione di manodopera maschile e di produzione, chiuse i battenti nel 1922.

Francesco Ghidotti