QUELLA VOLTA CHE – “Francesco Ghidotti custode”, nel ricordo di Clara Martinelli

Ho lavorato per molti anni nello studio dell’Arch. Riccardo Vecchiati, in piazza Vincenzo Rosa e per ragioni geografiche, vista la vicinanza con il suo studio e l’agenzia di viaggi della sua famiglia, incontravo spesso il maestro Francesco Ghidotti.
Buongiorno e buonasera è stata la somma delle nostre interazioni per molto tempo.
Nelle occasioni pubbliche, conferenze o passeggiate a tema, lo ammiravo per la grande conoscenza della storia locale che allora poco mi interessava, ma che così ben raccontata mi catturava.
Poi, intorno al 2015, per avere informazioni legate alle vicende della mia famiglia l’ho avvicinato ed è allora che ho conosciuto la dimensione del suo entusiasmo e della sua passione. Mi mostrò il suo archivio, frutto della costante implacabile cura nel raccogliere e conservare i documenti e notizie sulla nostra Città ed insieme manifestò un grande interesse per le nuove tecnologie e la loro la potenzialità: avrebbe voluto digitalizzare tutta quella documentazione cartacea in una raccolta usufruibile da ognuno e da ogni dove.
Negli incontri che seguirono, insieme al dispiacere per non sapere ancora dove il suo archivio avrebbe trovato spazio negli anni a venire, mi parlò di un’idea che aveva in testa: raccontare la storia di Palazzolo in forma narrativa, attraverso racconti brevi, con personaggi e intrecci di fantasia inseriti in un contesto storico rigoroso ed in luoghi reali del nostro territorio. La sapienza e le notizie raccolte dagli storici, che normalmente interessano una ristretta la cerchia di specialisti e/o appassionati, avrebbero preso nuova vita, raggiungendo molte più persone.
Un’idea bellissima.
Aveva allora ottantaquattro anni e lo spirito e l’entusiasmo di cui era capace erano stupefacenti.
Riporto cosa scriveva a tal proposito:
“Provate a entrare nei locali addossati alla Rocchetta, curiosare nei ripostigli dei negozi al piano terreno, vi troverete delle straordinarie testimonianze dell’impianto della fortezza che si affacciava sul ponte romano, dal lato di sera.
In questi racconti farò parlare questi “testimoni muti” con le voci di coloro che, da tanti secoli, vivono a Mura. Generazioni che sembra mi invitino a raccontare le loro storie.
Mi incoraggiano a farlo alcune righe del Manzoni che lasciò scritto che
“l’istoria si può veramente definire una guerra illustre contro il tempo, perché togliendoli di mano gl’anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaveri, li richiama in vita, li passa in rassegna e li schiera di nuovo in battaglia”.

LI RICHIAMA IN VITA! ed è questo che tentiamo di fare, raccogliere le testimonianze del passato, custodirle e passarle alle generazioni future provando a dare loro una nuova vita.
Noi qui, TUTTI, ognuno a suo modo, abbiamo raccolto il testimone da Francesco e per LUI e soprattutto per le genti a venire, faremo del nostro meglio.
Grazie Francesco.
Grazie Maestro.

Clara Martinelli

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