LA STORIA DELLA TORRE

pubblicato il: 1 maggio 2013
da: il Giornale di PALAZZOLO s/OGLIO

Inizio dei lavori

I lavori per innalzare la Torre iniziano mercoledì 23 giugno. Verranno interrotti il 23 ottobre 1813 al sopraggiungere dell’autunno. Riprenderanno nel giugno 1814 per concludersi nell’ottobre successivo.

Questo evento così importante è preceduto da una riunione che si tiene il 9 giugno, in cui si mette in moto la macchina che nel giro di vent’anni riuscirà, dopo dieci anni di attesa, a realizzare la nuova torre. Si trovano insieme i rappresentanti di due organismi intenzionati alla edificazione del “campanile”: Amministrazione comunale e Fabbriceria con in testa il podestà e il parroco affrontano “Il sì interessante oggetto di dare finalmente mano al rialzo della proposta torre per sovrapporvi le campane parrocchiali, provvisoriamente collocate in un luogo inconveniente e periclitante.” Senza indugiare troppo nel ripercorrere i dieci anni persi per intoppi burocratici, si vanno definendo le “regole e discipline per dar esecuzione a tale e tanto grande oggetto.” Preso atto che, non essendo possibile, in base alle leggi vigenti, utilizzare fondi degli enti qui rappresentati, l’opera potrà essere portata a termine soltanto “colla mano munificente del paese.”

In senso stretto anche la raccolta di oblazioni spontanee non è consentita. Comune e Fabbriceria chiedono al prefetto l’autorizzazione a raccogliere delle offerte spontanee. Gli viene ricordato che a Palazzolo ci sono fabbricati importanti quali la parrocchiale, il nuovo ospedale e altri edifici di grande mole, tutti sostenuti da offerte dei Palazzolesi. Se ciò non sarà possibile il Comune rimarrà senza la torre agognata. Il paese conta 3.200 abitanti suddivisi in 730 famiglie e si considera in grado di raggiungere l’obiettivo desiderato. Ci si affida a “probi soggetti che offrono gratuitamente la loro caritatevole opera personale.”

Si nominano i tre Deputati alla torre, figure sulle quali per gli anni a venire poggerà l’esecuzione del grandioso progetto: Paolo Brescianini, Cirillo Bianchi e Francesco Brescianini avranno il compito di “stipulare contratti per i materiali occorrenti, di sorvegliare con tutto zelo alla manodopera.”

Giuseppe Antonio Cicogna è scelto quale segretario coll’onere di raccogliere le offerte volontarie, registrandole in apposito registro. Altre figure importanti, quelle dei “questuanti” sono elette su base territoriale: per Mura, Pietro Bonadei e Gerolamo Marella. Al primo resta assegnato il circondario incominciando dal portone occidentale sino al confine della campagna, al secondo il circondario dal portone suddetto a tutto l’interno sino al ponte dell’Oglio. Altri sollecitatori sono Giulio Locatelli, Nicola Rossini, Antonio Consoli per le Calcine, Girolamo Signoroni e Francesco Manenti. Ai primi due resta attribuito il circondario di tutta la Piazza, al terzo il circondario della campagna cioè dalla Porta dei Molini sino ai confini di San Pancrazio e sino al Vanzeghetto. Al quarto il circondario dal Vanzeghetto estensivamente a tutte le Coste portandosi sulla strada regale di Brescia sino al portone del paese in quadra di Riva, al quinto il circondario dalla casa Persevalli sino al Boscolevato cioè tutta la estensione verso mezzodì. A Giuseppe Belva per altre offerte volontarie il circondario di tutto l’intero paese cioè dalla porta orientale sino al ponte della seriola di Chiari. Assistente mercenario, cioè magazziniere è Giulio Gatti “per tener nota delle persone che travaglieranno nonché curare la conservazione degli effetti relativi all’opera.” Oltre la direzione del capo maestro Carlo Antonio Manna resta eletto il capo Usanza di Brescia in “sorvegliatore alla fabbrica al fine che la costruzione sia fatta colli metodi dell’arte” e secondo le tracce spiegate dall’ing. Zuccoli e contenute nel progetto del 1804 approvato dal Consiglio di prefettura nel gennaio 1811. L’atto è firmato da Duranti podestà, Cristoforo Chiodi parroco, Zinelli fabbricere principale, Domenico Camorelli, Amadio Belotti fabbriceri, Valotti segretario comunale e A. Piccinelli segretario della Fabbriceria.

 

Inizio dei lavori

Si comincia col togliere l’incastellatura montata sopra il torrione per sostenere le tre campane.

Per aver disponibile dell’acqua necessaria per la malta, il 17 luglio si comprano due secchioni per estrarre l’acqua dalla cisterna. Viene comprato a Cologne un rudone. Si compra del legname per fare il primo ponte sopra il rudone. Sono otto pezzi di legno, parte di rovere e parte di larice

La manodopera viene fornita dai Palazzolesi. Sono interessati soprattutto il fabbro Gandini, il falegname Giacomo Gottardi, il majaro del ferro Antonio Lancellotti, il bracciante Rossini, Gio Maria Cometti, i fornaciai Carlo Avanzini e Antonio Valota alle Calcine. Carlo Antonio Manna compra a Rovato della corda, dei chiodi veneziani e a Brescia delle chiodelle. Il trasporto dei materiali, quadrelli dal fornaciaio Carlo Avanzini da Rovato a Palazzolo, è effettuato da Francesco Raccagni, barcaiolo delle Calcine. La merce viaggia sulla Fusia. Sono calce e coppi. Si paga il traverso al gestore della Roggia.

Dal prospetto dei pagamenti effettuati nei quattro mesi di lavoro risultano occupati:

  • Mastro capo cazzola per 97 giornate a L. 3,50. L.316.
  • Mastro Giuseppe per 97 giornate a L.2,12, L.215.
  • Altri mastri per 168 giornate a L.2,10 per L.420.
  • Manovali a L.1,20.
  • Acquistati gesso pei 3.q.li L:19.

Oltre ai muratori sono impiegati molti falegnami.

Viene affittato un navetto per tutto il tempo per fare condotte di sabbione cavato dall’Oglio, in quell’anno spese L.1.103. Nelle distinte delle giornate fatte settimanalmente figurano i nomi dei manovali che sono impegnati nei lavori: Bonadei, Omodei figlio, Belotti Giacomo, Belotti Giuseppe, Begno, Brena Giovanni, Fratus padre, Fratus figlio, Massone, Voltolì Luigi, Sossi Giovanni, Contini Giovanni, Omodei, Plebani, Pedrali Giuseppe. Inoltre i “marengoni” Spadacino e Belotti. Nelle prime settimane i manovali sono una decina. Verso la fine di ottobre sono ridotti a sei. In questo primo intervento la Torre cresce di sole 13 braccia bresciane, cioè sei metri, con una spesa di L.5.877,83. I lavori riprenderanno solo nel 1818.

 

Francesco Ghidotti