I LIVELLI DI GOVERNO DEL TERRITORIO

pubblicato il: 01 marzo 2009
da: Il Giornale di Palazzolo s/O

Per designare una porzione della città di Brescia, era usato il termine “quadra”. Si trova per la prima volta in un atto del 954 con cui Bernardo, abitante nelle vicinanze della Calchera, dona ad Andeverto e all’oratorio di S. Cecilia, di cui questo e custode e rettore, dei beni che sono nel suburbio di Brescia “qui dicitur quadrae”. Il nome ricorre in un altro documento del 1206, assimilato al concetto di quartiere. Seguono questo metodo le divisioni delle antiche parrocchie. Nel 1284 Brescia è divisa in quattro parti e ognuna comprende più quadre. Oltre la città e il suburbio, le terre restanti sono associate nel territorio, a sua volta suddiviso in quadre, intese come distretti o mandamenti amministrativi e fiscali.

Nel 1385 il “Territorio bresciano” comprende 19 quadre tra le quali Palazzolo, Chiari, Orzinuovi, Gussago, Rovato, Iseo, per citare le più vicine a noi. Vi entrano le 126 “ville” (comuni) che nominano un Consiglio generale del Territorio di 70 membri che le rappresenta. Le quadre sono sostituite dai Cantoni il 18 marzo 1797.

 

Le quadre podestarili.

Nel 1385 la Quadra di Palazzolo era composta da nove comuni, diventati 10 nel 1429.

Nel 1492 la “Podestaria de Palazolo, dove è una roccha cum uno castellano popolare, lontano da Bressa miglia 20” comprendeva: Palazzolo anime 1920, Paradego 320, Capriolo 1015, Cologne 935, Ader 1100, Torbiado 107, Nigoline, Timoline e Columbaro 558, Brogonado 225, Torbiado 150, in totale 6.330 abitanti.”

La Quadra palazzolese confinava con quelle di Iseo, di Rovato e di Chiari e, per la Bergamasca, con la Valle Calepio e la quadra di Calcinate. All’inizio dell’800 la podesteria viene tolta a Palazzolo ed assegnata ad Adro e poi a Rovato e la sottoprefettura di Chiari.

 

Palazzolo capo di Quadra

Il Podestà di Palazzolo era a capo della quadra podestarile, amministrava la giustizia civile e, parzialmente, criminale sui comuni soprannominati, in pratica metà dell’odierna Franciacorta.

 

Il “bergamasco”.

Il territorio bergamasco, tra il 1230 e il 1233, è diviso in quattro “fagge” o quadre, corrispondenti alle quattro porte della città. Nello Statuto di Bergamo del 1263 risultano nella Valle di Calepio i comuni di Calepio, Credano, Sarnico, Villongo, Adrara, Predore, Cambianica e Parzanica. Di questa Valle ne parleremo in una prossima puntata.

 

Le Quadre palazzolesi.

Il comune di Palazzolo, infeudato al vescovo di Brescia, paga un riconoscimento annuale di vassallaggio. Non è mai passato in mano a famiglie dell’antica e nuova nobiltà.

Gli uomini di Palazzolo acquistano beni e potere per concessioni da imperatori di Germania (vedi Lodovico il Bavaro) e poi da Venezia, come il diritto al pontatico, al mercato ed il riconoscimento di propri Statuti.

Verso il secolo XIII anche l’abitato di Palazzolo, come altri centri del Bresciano, è suddiviso in tre “quadre”: Mercato (poi Piazza), Riva (o “Super Ripam”) e Mura.

 

Il significato dei nomi delle Quadre.

“Mercato” (o “Piazza”) è la parte compresa fra la sponda sinistra del fiume Oglio e la seriola Vetra e si allunga fino alle Calcine. Il nome e indicativo della funzione che questa porzione di abitato ha avuto nei secoli passati: qui si teneva il mercato, prima bisettimanale e, dal 1440, settimanale, nel giorno di mercoledì. Le Calcine, sono un agglomerato di case sorte intorno allo “sguass” o porto della Fusia, prima dei partitori, dove la seriola si divide nelle tre parti: di Palazzolo (Serioletto), di Rovato e di Chiari.

“Riva” (o “sopra la ripa”) è nome che indica la positura del terreno dove essa sorge: sulla scarpata che domina il fiume Oglio, delimitata a sera dalla seriola Vetra e, a mattina, dalla campagna.

“Mura”, sulla sponda destra dell’Oglio, si stende su vari terrazzi fino all’aperta campagna ed al confine col Bergamasco.

Incerta è l’etimologia del nome: “möra”, come si pronuncia in dialetto da secoli. In un documento del 1337 per indicare una casa era scritto “unam muram seu domum”, quindi “mura” sinonimo di “casa”. Si potrebbe anche pensare che derivi da “mür” (muro) e ciò indicherebbe l’aspetto dal terreno, i cui terrazzamenti digradanti fino all’Oglio, erano sicuramente sostenuti da muri a secco, come si vedono ancora oggi nelle zone collinari. A chi guardava, dalla sponda opposta, questa parte di Palazzolo, doveva apparire un continuo susseguirsi di “mür” delimitanti i singoli poderi coltivati intensamente, soprattutto a viti. Non può certo derivare dalle mura che la circondavano, perché il nome di Mura è antecedente al sorgere delle difese alto medioevali.

Le tre quadre avevano propri ordinamenti: i capifamiglia si riunivano in un’assemblea generale detta “vicinia”, nominavano i consoli di Quadra e altri incaricati per le più diverse incombenze. Avevano le loro chiese, i monti granatici, le confraternite e amministravano dei redditi da destinare a beneficio degli Originari della Quadra. Inoltre tradizioni particolari, rinverdite da alcuni anni, soprattutto a Mura, con la sagra di san Gerolamo.

Fin dall’anno 900 è ricordato uno Stadiverti di Mura e poi vari “muraschi” che compaiono nella storia millenaria della Quadra.

Francesco Ghidotti