I CAVALLERI FILATORI E COMMERCIANTI DI SETA

pubblicato il: 9 giugno 2000
da: La Voce di Palazzolo

  

Giacomo Cavalleri.

Viene ad abitare in Palazzolo l’anno 1596 oriundo da Erbusco. Nell’estimo del 1641 figurano: Francesco e fratello fu Gottardo, Michele e fratello fu Simon Vincenzo e fratello fu Battista e Aurelio di Giacomo. Quest’ultimo nel 1630 sposa Caterina Scalvi; rimasto vedovo si risposa con Maddalena dalla quale ha molti figli, fra i quali Giacomo (1642-1710 prete, Francesco (n.1641) ed Aurelio (n.1648).

 

Bernardino Cavalleri.

È un “civis”, commerciante in seta e fattore di Giulio Duranti; nel 1650 sposa Giulia Calzoni, dei loro 17 figli, nati fra il 1652 ed il 1682 vanno ricordati i tre sacerdoti: don Pompeo, cappellano all’altare del S. Crocefisso, nato nel 1657 e morto a 89 anni nel 1746; don Carlo, cappellano all’altare di S. Carlo, nato nel 1672 e morto a 63 anni nel 1735; don Girolamo, cappellano della Confraternita del Gonfalone, nato nel 1674. Le figlie Caterina (n.1652) che nel 1679 si marita con Francesco Duranti, Maddalena morta a 84 anni nel 1743. Laura, rimasta nubile, morta a 92 anni nel 1750.

 

Antonio di Bernardino (1667-1744).

Anche lui “civis”, ai primi del secolo XVIII fabbrica dalle fondamenta un casamento ad uso di filatoio in contrada del Dosso, a Riva, su un fondo che nel 1641 era del “civis” Gio. Giacomo Terzi fu Pietro Antonio. Questo filatoio era di tre piante, ciascuna di cinque ordini ed era mosso dall’acqua del canale Carvasaglio. Nel 1727 dichiara di avere 58 anni; i maschi di famiglia che vivono con lui, sono i tre fratelli preti ed il figlio Carlo di 26 anni.

Nel 1744 risulta avere due fratelli preti, una sorella, la nuora Agostina, vedova di Carlo, con i figli Giulia e Bernardino, suoi nipoti. Ha un filatoio di tre piante con quattro ponti, inoltre tiene in affitto altri due filatoi (uno del conte Faustino Duranti uno degli Omboni dove si lavorano le sue sete) e fa filare a domicilio seta propria, acquistata con capitali in società coi signori Ruffini di Brescia. Muore nel dicembre dello stesso anno 1744.

 

Carlo di Antonio (1702-1740).

Nato nel 1702, insieme al fratello Giuseppe (nato nel 1703) e alle sorelle continua l’attività paterna di lavorazione e commercio della seta; nel 1750 dichiarano un reddito di £. 4.500. Nel 1761 il loro filatoio è considerato “privilegiato” cioè esente da imposte, perché dotato di macchinari moderni per i quali sono stati investiti molti capitali. Nel 1767 era dato in affitto a Francesco Duranti, passato nel 1788 a Benedetto Tedoldi, era gestito da Francesco Cicogna.

I Cavalleri abitavano nel palazzo, già della Famiglia Honesti, che fa da fondale sud della Piazza Grande o del Mercato, da loro ampliato all’inizio del secolo XVIII. Quando si deve scegliere il luogo dove collocare la nuova parrocchiale “c’era chi la desiderava nel löc (luogo) dei signori Cavalleri per nobilitare la Piazza pubblica e per comodo di tutte e tre le quadre, ma dove e in che luogo e come trasportar si potea una sì comoda famiglia?” scrive il Galignani.

Antonio, inizialmente contrario alla costruzione della nuova chiesa, ne fu poi benefattore. Nel 1751 alla benedizione della prima pietra assiste un Bernardino Cavalleri, figlio di Carlo, nato nel 1731, amministratore della roggia Fusia.

Il Galignani scrive ancora nella sua “Istoria” che “gran benefattore della fabbrica fu la casa Cavalleri, quale, essendo anch’essa in fabbrica del suo luogo padronale, pure ha sempre somministrato materiale alla nostra, come sassi, quadrelli, tavelline e altro massime nel sfriso, cornicione e fornice e nei bisogni e nelle necessità era asilo sicuro della nostra fabbrica, poiché mancandole qualche capo, facendo a quella ricorso era tosto soccorsa del bisognevole e necessario.”

La moglie di Bernardino, Giulia Metelli, nel 1791 aveva ancora in attività in casa propria quattro fornelli per la trattura della seta. Nel 1812, vedova ed usufruttuaria del marito, abitava a Brescia. Suoi eredi furono i signori Ragni.

 

Lo stemma della famiglia Cavalleri.

Nel 1736, don Pompeo Cavalleri dava incarico al pittore Francesco Colombo, da Nembro, arrivato a Palazzolo da pochi mesi, di copiare lo stemma della sua famiglia, probabilmente per farne copia in pietra per ornare l’ingresso del palazzo di famiglia, allora in rifacimento. Il pittore esegue l’incarico e, a futura memoria, don Pompeo lo porta davanti al notaio Pasino Gandino e a due testimoni dove dichiara che “il giorno preciso 9 gennaio corrente si portò alla terra di Herbusco alla casa del fu sig. Giuseppe Cavaglieri sopra la porta del quale sta appeso lo stemma di marmo antico a rilievo, del quale stemma ha estratto questa copia con tutte quelle divisioni e nell’istessa forma massime con la croce et parole B D I K a rilievo.” Il documento che porta la data del 19 gennaio 1736 è conservato nell’archivio notarile di Brescia.

Dello stemma, andato distrutto durante la “rivoluzione “del 1796, non è rimasto che questo disegno.

 

Francesco Ghidotti