CATERINA GORINI E ROSINA MAZA

pubblicato il: 6 aprile 2007
da: La Voce di Palazzolo

Caterina Gorini e Rosina Maza: donne attive nell’assistenza e nella carità.

Un capitolo importante sulla presenza femminile nella nostra comunità riguarda il settore dell’assistenza e beneficenza in cui emergono figure di donne veramente eccezionali.

La prima è sicuramente Caterina Gorini, discendente di una famiglia originaria del Lago d’Orta, trapiantata a Palazzolo nel secolo XVII.

La sua presenza in questo settore è collegata all’epidemia di colera che nel 1855 colpisce la nostra terra. Nelle famiglie infettate dal morbo, numerosi sono i figli, maschie femmine, che rimangono orfani della mamma. L’arciprete don Bettinelli, presa a cuore questa emergenza, raccoglie nella sua casa di Mura alcune bimbe orfane di madre. Presto si presenta il problema di assicurare loro una casa e una madre.

Don Bettinelli fissa il pensiero sulla giovane insegnante Caterina Gorini e le dice: “Esci dalla tua casa e vieni ad occupare il posto che ti è dalla Provvidenza assegnato. Tu darai da mangiare a queste povere bimbe e sarai la loro madre e maestra.”

La Gorini, figlia di Rocco, nata nel 1812, aveva allora superato la quarantina, orfana di madre, dopo un anno rimaneva anche priva del padre. Con Lei viveva in casa il fratello prete. Non rimase indifferente all’invito del parroco ed accettò di diventare la madre delle orfanelle.

Nel 1860 la sede del “conventino” si trasferiva in Via SS. Trinità e Caterina chiamò come aiutante la sorella Geltrude, maestra di scuola, che aveva perso il marito l’anno prima e che apportò un aiuto finanziario, devolvendo tutta la sua sostanza all’istituzione.

“Con appassionata assiduità s’impegnò ad insegnare alle ricoverate il catechismo ed i primi rudimenti del leggere e dello scrivere. Non aveva patenti ufficiali di maestra, ma aveva quelle della carità cristiana. Non possedeva fondi di una certa entità onde provvedere ai bisogni ed alle necessità di una casa di orfane, ma a tutte provvedeva. Lavorava da mane a sera con le sue figliole; mentre esse erano fuori nei campi per la raccolta di quelle spighe che il contadino lasciava per il “conventino”, la buona madre attendeva a preparare le vivande alle sue piccole lavoranti e lei stessa portava la refezione nei campi. In casa si allevavano i bachi, si incannava la seta, si filava e se imperiosa necessità rendeva necessario un maggiore sacrifico, la maestra sapeva farlo andando giuliva e serena con la fede nel cuore e con la prece sul labbro a battere alle porte dei cuori e tutte si aprivano per dare sempre un aiuto al “conventino.”

Ricevette dall’Ateneo di Brescia nel 1868 la medaglia d’oro al merito filantropico. Terminò il suo lavoro di prima direttrice dell’Orfanotrofio femminile nel 1885 quando don Cremona chiamò le Ancelle a dirigere la casa e l’asilo.

Morto il fratello prete e la sorella maestra, rimase a fare da sagrestana nella chiesa della Madonna di Lourdes appena terminata.

Nel 1868 le figlie di S. Angela mossero i primi passi anche a Palazzolo, proprio al Conventino, e la Gorini ne divenne la superiora fino alla morte avvenuta nel 1892 ad ottant’anni. Ancora oggi leggendo l’epigrafe dell’urna conservata nel nostro cimitero si prova riconoscenza per questa madre delle orfanelle.

 

Francesco Ghidotti