DUECENTO ANNI FA INIZIAVA LA COSTRUZIONE DELLA TORRE

pubblicato il: 30 marzo 2013
da: Il Giornale della Comunità


Il 23 giugno 1813 iniziavano i lavori per l’innalzamento della Torre. Da dieci anni si attendeva questo giorno. Da quando il consiglio comunale, il 31 maggio 1803, aveva preso atto che
la campana maggiore del campanile della Pieve si era rotta.  Senza campane i Palazzolesi “non ponno essere avvertiti delle ecclesiastiche funzioni, delle pubblicazioni dei pubblici ordini, del soccorso per gli incendi, dell’orario delle irrigazioni dei campi e per altri pubblici bisogni.” C’era una soluzione: fare un rialzo al torrione del castello per formarvi una torre. A questo fine si erano già raccolte delle offerte nella certezza che la nuova torre sarebbe stata di ornamento, di vantaggio e di utilità a tutta la popolazione. I Consiglieri comunali avevano riassunto così i motivi che giustificavano la nuova costruzione. Non immaginavano certo che avrebbero dovuto aspettare dieci anni per vederne l’inizio!

Nel 1809 si calavano le campane, che erano stivate in un ripostiglio in attesa della rifusione che si fece nello stesso anno dal Goletti di Brescia. Quando arrivano quelle nuove, dove si collocano? Su un’impalcatura poggiata sul muraglione del castello, in attesa della nuova torre. Solo che, durante questa operazione, del materiale finisce nella Vetra, accrescendo le preoccupazioni dei Clarensi.

L’idea, come si vede, era partita dall’Amministrazione comunale, ma la realizzazione ora era compito della Fabbriceria. Norme e consuetudini impedivano al Comune qualsiasi intervento finanziario. Tutto cadeva sulle spalle dei fabbricieri e, quindi, della parrocchia. E bisogna riconoscere che l’appoggio dei nostri antenati non mancò.

Sorge spontanea una domanda: “I nostri compaesani avevano intenzione d’innalzare un monumento così importante?” Secondo me, no. È venuto su a poco a poco. Oggi sappiamo che la Torre è una delle più alte d’Italia, ma nel 1803 i Palazzolesi non potevano fare simili confronti: se la sono trovata davanti e basta. Il nostro architetto Carlo Antonio Manna, assicurò che la Mirabella poteva sopportare il peso della nuova fabbrica. Stese anche un primo abbozzo dell’opera. Altri tecnici di valore apportarono di volta in volta nuove idee e proposero cambiamenti. Nel 1804 l’architetto Giuseppe Zuccoli, incaricato dai Palazzolesi per confrontarsi con l’architetto Elia di Bergamo, nominato dai Clarensi, presentò un disegno di un campanile a base ottagonale, simile al tamburo della cupola della nuova parrocchiale, alto 85 braccia bresciane che aggiunte alle 30 del basamento, sarebbe arrivato a 115, pari a 55 metri. Il nuovo “impianto” come l’aveva definito nel 1809 l’architetto Capitanio di Bergamo, non aveva nulla a che vedere colla torre odierna. L’anno dopo l’architetto Berenzi prepara un altro disegno, che il Bettoni, presente a Palazzolo a dirigere i lavori della nuova strada sotto la Torre, propone di migliorare. Dal 1813 la Torre si era alzata di 13 braccia sopra il livello della Mirabella, ripresi i lavori nel 1818 di altre 22 braccia e nel 1819 infine di 28 e aveva raggiunto circa 50 metri sopra il basamento. Un ultimo studio per migliorarne l’aspetto estetico è proposto dal professor Marchesi nel 1818.

Il disegno del Ronzoni, che pubblichiamo, ci mostra la sagoma della Torre nel 1823. Siamo ancora alla cella campanaria. Nel 1838 l’opera potrà dirsi terminata. Erano passati 25 anni.

La storia di questo monumento ha un ultimo capitolo: l’incendio della statua di san Fedele e della cupola del 1893, a cui tre anni dopo si rimediò colla nuova cupola e la grande statua del Santo.

Nel prossimo maggio tutti i dettagli della nascita della Torre saranno illustrati in una mostra presso la Fondazione Cicogna-Rampana. A giugno Il popolo della Torre, racconto storico-teatrale in dialetto, scritto come i due precedenti da Angelo Ghidotti, colla regia di Massimo Venturelli, chiuderà le manifestazioni del bicentenario.

 

Francesco Ghidotti