ANTONIO VIDARI CASSIERE

pubblicato il: 3 marzo 2006
da: La Voce di Palazzolo

Nella sua “Historia…della fabbrica della nuova parrocchiale…il Galignani scrive:

”In marzo (1763) è passato a miglior vita il sig: Antonio Vidari sì zelante, sollecito e indefesso per l’avanzamento della nostra fabbrica, quale è tal segno per la sua quotidiana assistenza.” Scorrendo il manoscritto Galignani, altre volte è ricordata la figura di questo palazzolese, eletto nella congrega del 24 febbraio 1751 a pieni voti “ per tesoriere e cassiere di quanto si potrà raccogliere e sarà di ragione d’essa fabbrica perché egli è la ruota principale d’un tal edificio, l’atlanta della fabbrica, l’anima della parrocchiale medesima per la sua sollecitudine, diligenza, vigilanza, cura, affezione e zelo che ha di quella e del suo progresso e avanzamento cercando, chiedendo, proponendo, perorando ed esponendo per quella ancora.”

I vari questuanti per le tre quadre passavano tutto al Vidari che teneva nota distinta delle giornate, d’ogni spesa occorsa ad essa fabbrica, di denari ed elemosine pervenute in sua mano, di ogni bolletta di spese fatte ed a tener conto e nota distinta del dare ed avere, dell’entrata ed uscita “a lume dei sigg. Eletti d’essa chiesa.” Basta un rapido conto per renderci conto che per dodici anni il Vidari portò il peso della carica per un’impresa così onerosa per tutta la comunità palazzolese per cui è giusto il breve necrologio del Galignani, che fu suo collaboratore e che venne proposto di succedergli nell’incarico, che egli però rifiutò. Anche lui di li a pochi mesi sarebbe passato a miglior vita.

Era talmente assidua la sua presenza che il 4 settembre 1754 “Antonio Vidari persona cotanto benemerita della nostra fabbrica, quale essendo a caso sotto il ponteggio nel mentre che sopra quello si evacuava de suoi sassi e medoli il cassone, quando tratto uno di questi sopra un altro, respinto e ribattuto ha principiato a rotolar sul ponte sinché venuto a cadere al fondo, quel rotolamento sentito dal suddetto Vidari, appen alza li occhi per veder la causa d’un tal strepito, che tosto si vede sopra il capo il macigno, che cade, onde veduto, è stato in tempo di poter si riparare dal colpo, che necessariamente dar gli dovea su la testa, se il Signore non lo ispira ad alzar la testa e così sottrarsi dal pericolo.”

La famiglia Vidari veniva da Almenno in Valle Imagna e Giovanni aveva sposato a Palazzolo nel 1684 Angela Piccinelli di Bartolomeo. Nello stesso anno era nato Antonio e l’anno successiva Lellio.

Antonio, superati i trent’anni, sposa nel 1716 Maria Marini da cui ebbe undici figli, molti dei quali morti in tenera età. Possiamo seguire la sorte dei due maschi: Giovanni (1721-1784) rimasto nubile e Giuseppe (1725-1793) diventato prete. Delle figlie Angela (1717-1784) si marita con G.B. Galignani; Caterina ( -1798) con Giuseppe Gorini, e Elisabetta (1720-1768) con Carlo Pagani.

Antonio in una dichiarazione dell’anno 1744 afferma “di avere una bottega di merci da brazzo tenue in cui vende canevazzo, qualche puoco di panno nostrano, chiodi ed altre cose di poco valore che compera a credito”; ha pure in società con Gorini una confetteria di pellami: paga affitto di bottega (ubicata sulla Riva) e per la confetteria (che è sotto i portici della Piazza) e mantiene questa numerosa famiglia.

Il figlio Giovanni nel febbraio 1771 viene nominato cassiere del neonato Ospitale dei poveri infermi.

Lellio suo fratello nasce a Palazzolo nel 1685 e nel 1708 sposa Orsola Paganini di Lucio, dal 1709 al 1730 ha tredici figli. Nel 1744 dichiara di “aver moglie con figlioli quattro maschi e due femmine piccole, fa un poco di bottighetto de cose commestibili et esercita la spedizione de colli di mercantie et esso abita in Bergamo non avendo in questa terra cosa alcuna e si crede che in breve stante l’absenza sua cesserà anche suddetto bottighetto e spedizione.” Infatti di lui non si hanno altre notizie.

Francesco Ghidotti