DON LELLIO CONTI, BENEFATTORE DELL’OSPEDALE

pubblicato il: 12 maggio 2000
da: La Voce di Palazzolo

Nell’elenco degli “homines” del 1565 compaiono Antonio Conti e Polidoro Conti, presenti quindi a Palazzolo dalla metà del secolo XVI. Forse a questa famiglia appartenne anche il prete Gualdrino Guareschi de’ Conti, rettore di S. Giovanni a Mura al tempo della visita di S. Carlo (1580).

Nel 1625 un Lellio Conti è nominato dal consiglio comunale deputato per la quadra di Mercato.

Infine fra i proprietari palazzolesi estimati per l’anno 1641 figurano Gio. Giacomo Conti fu Lellio e Lucrezia Conti fu Gio. Andrea. Di quest’ultima sappiamo che era nata nel 1628 e aveva sposato nel 1644 Giovita Cacciamatta, notaio.

Fra i commercianti dell’anno 1678 c’è Giovanni Battista Conti che ha bottega di “corda e robbe” di Bolzano e dichiara un reddito di £.400. È figlio di Lellio e di Cecilia Turra e fratello di Gio. Giacomo citato.

Pietro di Gio. Giacomo (1667-1699) sposato con Angela, muore giovane e lascia tre figli piccoli che nel 1701 hanno come tutore Giacomo Piccinelli e la nonna Conti Caterina. La moglie Angela muore a 77 anni nel 1745.

Lellio di Pietro è nato nel 1696, e nel 1727 dichiara di avere 32 anni. Abita nella quadra di Mercato, è sposato con Anna Maria, che verrà a morire a 74 anni nel 1778.

Nel 1752 è uno degli eletti per organizzare la processione del SS. Crocifisso il cui percorso comprende “il corso de’ signori Conti, sino al ponte della Riva” attuale via Bissolotti.

Nel 1744 dichiara che “ha moglie, madre, ameda e due figlioli maschi piccoli, fa spedittioniere di colli di mercanzia per Bergamo e Valli e può guadagnare £.300 all’anno”. Come deputato comunale è delegato, insieme a Paolo Galignani e Giacomo Varisco, ad assistere alla cerimonia della posa della prima pietra della nuova parrocchiale.

Oltre a Pietro, nato nel 1732 e morto a 24 anni e Giovanni, nato nel 1733 e diventato poi prete e morto nel 1811, avrà nel 1746 un terzo maschio Giacomo.

Giacomo di Lellio, ser, (1746-1828) nato nel 1746, sposa nel 1765 Urgnani Antonia di Bonafino e di Caterina Folzadri (che muore a 94 anni nel 1840).

Dal 1766 al 1787 hanno nove figli; fa parte degli antichi originari e nel 1788 è deputato della veneranda parrocchiale. Davanti al suo palazzo, che sorge di fronte alla chiesa vecchia, nel 1790 si sta “risolando” la strada e interviene Carlo Urgnani a impedire il proseguimento dei lavori perché non sono state rispettate le indicazioni dell’ingegnere.

Nel 1791 in casa sua ha in funzione sette fornelli per la trattura della seta ed è proprietario, insieme al fratello don Giovanni, del molino delle tre ruote. Vende nel 1801 al conte Fenaroli Luigi di Coccaglio sia la casa che il filatoio.

Nel suo testamento del 1812 scrive che per “una serie di disgrazie la mia sostanza è deperita al segno che l’attività rimasta è quasi assorbita dai debiti.”. In casa, dopo i matrimoni delle figlie Angela Maria con Cristoforo Rossetti, Anna Maria con Ferdinando Pelizzari, Caterina con Francesco Schivardi, sono rimasti i figli Pietro ed Elisabetta. Lellio si era fatto prete e Flaminia monaca, poi rientrata in famiglia.

Don Lellio di Giacomo (1768-1844) nato nel 1768, diventato sacerdote, nel febbraio 1794 tiene un panegirico per il triduo, il 24 luglio dello stesso anno, come scrive il Pezzoni, “oggi dai scolari del sig. don Lellio Conti si è data un’accademia poetica dedicata al sig. Arciprete in chiesa vecchia con intermezzo di musica e con applauso universale”. Nel luglio 1796 in occasione dalla solennità del Redentore, “processione della Sacra Spina e panegirico di don Lellio Conti.”

Nel marzo 1797 il Conti è uno dei firmatari del proclama per la ribellione contro Venezia. In quanto giacobino è costretto ad emigrare, lo troviamo nel 1801 nella chiesa di Rudiano, nel 1811 a Comun Nuovo e quindi curato a Zanica.

Nel 1839 vende a Giuseppe Donati per £. 10.000 austriache il molino detto delle tre ruote, che era del padre e dello zio.

Fa testamento nel 1843 e lascia “erede universale l’Ospitale dei poveri infermi eretto nella sua Patria di Palazzolo”. La somma ricevuta dal pio luogo fu di £. 61.917, con l’obbligo di 150 messe feriali ogni anno in perpetuo per l’anima del donatore.

Muore a 74 anni in Zanica il 10 novembre 1844, trasportato nel cimitero di Palazzolo viene collocato in un’urna a cura dell’Ospedale; sulla lapide era scritta questa epigrafe “tra le ricchezze visse povero, tesoreggiando per i poveri a pro dei quali dotò d’ingente patrimonio questo Ospitale. A sì degno ministro di Dio sia gloria in cielo e gratitudine in terra.”

 

Francesco Ghidotti