Io vi racconterò di quella volta che dal Maestro Francesco Ghidotti ricevetti una bella fregatura, anche se mai come in questo caso, posso dire che non tutto il male vien per nuocere.
Era la sera di un freddo gennaio del 2013 ed era appena stato rinnovato il Comitato Direttivo della Fondazione Cicogna Rampana: quella sera si inaugurava la prima seduta e si doveva scegliere il Presidente.
Io mi reco tranquillo alla riunione, dicendomi tra me e me, che tanto il presidente non avrebbe potuto essere che il Maestro, fondatore, motore e personificazione della istituzione stessa. Lo davo per scontato.
Invece, non faccio in tempo a sedermi che il Maestro annuncia che non ha nessuna intenzione di fare il presidente, ha deciso di occuparsi della rivista Memorie illustri di Palazzolo sull’Oglio e delle iniziative culturali.
Peccato, che non si limita a dire così, perché termina dicendo:
“Giovanni, io propongo te come presidente!”.
Il sottoscritto cade dalle nuvole e inizia subito a cercare una via d’uscita onorevole (cioè che senza deludere il Maestro, ma che mi eviti brillantemente un incarico per il quale non mi sento preparato).
Allora, comincio a dire:
“Maestro perché io, ho una preparazione amministrativa e finanziaria, non mi conosce nessuno.
Non sarebbe meglio il tale consigliere? “
“Nooo, non può!” mi risponde.
“Perché?”
“È parente stretto di un esponente del Consiglio Comunale, sarebbe nepotismo!”
“Allora, perché non il tal altro consigliere!?”, ribatto.
“Anche lui non può, dice, è troppo amico di… lo sanno tutti”.
Alla fine, tanto fece e tanto brigò che convinse anche gli altri a insistere perché accettassi.
Accettai, come si faceva a dirgli di no?
Fu così che iniziai a frequentare Francesco Ghidotti e che conobbi un uomo profondamente innamorato della nostra città. Aveva in memoria ogni angolo di Palazzolo vecchia o nuova che fosse, bastava dirgli:
“Maestro, ma quell’angolo lì, quel palazzo lì, quelle pietre lì?”
Lui ti raccontava vita, morte e miracoli di ogni anfratto, ma non per ostentazione o esibizionismo. No, lo faceva per pura passione, era il suo modo di amare Palazzolo.
Quando parlava di Palazzolo era un fiume in piena, ti trascinava con il suo entusiasmo, la sua foga il suo eloquio, ma soprattutto con una preparazione storica insuperabile, che riteneva indispensabile per ogni storico che si rispetti.
Il Maestro non raccontava tanto per sentire la sua voce, raccontava per seminare interesse, nella speranza che dopo di lui altri avrebbero proseguito la sua opera.
Ma ve lo ricordate, al volante di quel trabiccolo rosso, una Mitsubishi che gli avevano regalato i figli mi pare, su e giù per Palazzolo?
Mi ricordo una mattina, lo stavo aspettando nel cortile interno del vecchio palazzo della Paltours.
Lo vedo arrivare alla guida di quella vetturetta con stridio di gomme, sterzate, controsterzate e poi infilarsi in velocità nel passaggio che porta al parcheggio.
E lì su due piedi mi fece l’elogio della sua amata “rossa”.
Guai a toccargliela.
Ho portato con me il numero di settembre 2016 di “Memorie Illustri”.
Contiene il suo ultimo articolo intitolato “A tu per tu col vecchio ponte”.
Era la prima parte (in seguito, per l’avanzare della malattia non riuscì più a completarlo),
infatti come potete notare termina con un “continua”.
Ecco, io vorrei che noi leggessimo questo “continua” come un “Continuate!”
Continuiamo a raccontare le vicende della nostra città, vicine o lontane che siano, perché è il modo migliore per raccogliere il testimone che Francesco Ghidotti ci ha lasciato.
E poi, perché mantenere viva la nostra memoria di Palazzolesi è un bel modo per sentirci ancora comunità.
Giovanni Zoppi

