SERGIO BATTAROLA

A PROPOSITO DI SERGIO…

di Massimo Rossi

Sergio Battarola ha un catalogo di disegni curato da Testori. 9 pagine fitte, trafiggenti, firmate da Testori. Sergio Battarola possiede 9 pagine personali di poesia artistica di Testori. Giovanni Testori o, semplicemente, Testori. No, non mi si è rotto il disco. Ho detto e ripetuto Testori. Volutamente.

Testori. Non Massimo Rossi o vattelapesca. Testori. Sì, quello che ha scritto le più belle pagine di critica d’arte del Novecento (insieme ad altri due o tre, non di più – parlo di Longhi, Pasolini, Zeri).

Perché i bravi recensori dell’arte, gli “apollinei”, quelli misurati, quadrati e scientifici, sono molti, ma i geni, i poeti, i “dionisiaci”, sono pochi.

E allora io mi chiedo, stanotte, chi sia veramente Sergio Battarola, uomo “offeso”, come molti di noi, da questo tempo miserabile, fatto di libri scritti male e ugualmente pubblicati, tempo di arte decomposta, senza forma e intelligenza, di sempre possibili mostre a pagamento, di coefficienti artistici gonfiati a bella posta attraverso operazioni di acquisto e vendita “inter nos”, di aste col 30% di commissioni più le tasse e i diritti (tanto col pezzo “giusto” possiamo guadagnare un gruzzoletto per farci il nuovo smartphone).

Sergio Battarola non ha ceduto un millimetro della sua vita artistica al compromesso che, io credo, sarebbe stato un àndito abbastanza facile e agevole. Perché Battarola nasce con Testori. Testori (rammentiamo, ricordiamo, fino alla noia)!

Sì, perché Testori non era una penna “casuale” o capricciosa, sensibile ai denari – di cui ignorava il valore e la necessità intrinseca – o alle forme “piaciose”. Logisticamente parlando Testori era una sorta di barbaro incivilito. Ma nell’intuito artistico, nell’intelligenza estetica, nella coscienza intellettuale Testori farebbe, ancora oggi, commuovere una pianta disseccata!

E lui, Sergio Battarola, ha goduto la purezza di Testori e la trama perfetta delle pagine confezionate appositamente per lui.

Per cui Sergio Battarola non ha tradito il suo primo e antico mentore. Battarola è bruciato d’amore per il suo “povero dio” che è, un po’, anche il nostro.

“Lo sai, tu, Rossi, perché i lupi rapivano i bambini dalle culle? Per una questione di peso, di “portabilità della preda!”.

Ha ragione, quindi, Battarola, a parlare dei lupi. Perché questo è il tempo dei lupi, ma è – allo stesso tempo – il tempo dei nuovi lupi, quelli travestiti da pecore. Almeno, nel tempo antico, i lupi veri appartenevano al normale meccanismo naturale della facile e riconoscibile tripartizione sociale (lupi, pecore e guardiani).

Ci salverà, dunque, la barbarie, sembra dirci Battarola, se in essa sapremo fondare ancora il coraggio del patto e della parola più forte dei contratti, se in essa sapremo fondare nuovi pomeri del sacro personale e collettivo! Ci salverà la nuova barbarie se attraverso di essa sapremo nuovamente inchinarci al cielo!

“Tu, Rossi, hai una faccia baudelairiana. Ho bisogno di un po’ di tempo!”.

“Faccia con comodo, Magister, Lo prendo come un complimento!”

Sergio Battarola, nato a Bariano (BG) nel 1955 e diplomatosi all’Accademia di Brera, si è rivelato all’attenzione del pubblico e della critica nel 1989 con una mostra di disegni presentati da Giovanni Testori alla Compagnia del Disegno di Milano.

Da allora è presente con continuità sulla scena espositiva nazionale e internazionale con mostre personali, collettive e museali, nelle più importanti città italiane e straniere.

Collabora alla realizzazione di fondali e scenografie con i teatri Elfo Puccini di Milano, Caverna di Bergamo e col Gruppo teatrale Les Moustaches.

Nel 2009 è protagonista del lungometraggio “Il figlio di Amleto”, con la regia di Francesco Gatti; il film avrà la sua anteprima al Festival Internazionale di Locarno per passare successivamente in altri importanti festival riscuotendo un notevole successo di pubblico e di critica.

Più volte ha accostato il proprio lavoro a testi di scrittori e poeti; si ricordano in particolare: Beppe Fenoglio, Françoise Villon, Charles Baudelaire.

Battarola vive e lavora a Bariano, dove è nato e dove si sente inserito in un tessuto ideale alla sua esigenza espressiva, lontano dai grandi centri urbani ai quali non si sente di appartenere.

sergiobattarola@gmail.com

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