I PICCINELLI MASTRI DI POSTA E FILATOIERI

pubblicato il: 1 giugno 2000
da: La Semente

 

Da una attestazione del 15 ottobre 1667 sappiamo che “il fu messer Antonio di Picinelli venne ad abitare in questa terra l’anno 1546, oriundo da Sarnico, terra del bergamasco, et hora la famiglia Picinelli in tre corpi è divisa.” Nell’estimo 1548 infatti compaiono per la prima volta i fratelli Bernardino e Antonio Piccinelli fu Leonardo, elencati fra i “cives miserabiles”.

Qualche anno prima (1659) i Piccinelli avevano avanzato domanda per ottenere la “civilitas” bresciana e nella richiesta specificavano che già da 60 anni, cioè dai primi del ‘600, avevano la “coreria” (l’incarico di mastri di posta) tutt’ora esercitata “impiegando tutto il loro tempo in questo servizio.”

 

La famiglia di Antonio.

Sappiamo che suoi figli sono: Bartolomeo, che sposa nel 1589 Orsola Beppi; Francesco che nello stesso anno prende per moglie Anna Maria Mingardi da cui ha Bernardino (n.1590) e Alessandro (n.1593).

Quest’ultimo, nel 1641 dichiara di possedere una casa “in contrada della porta dei mulini confinante a mattina con la strada, a sera con il fiume Oglio, a monte con strada mediante il dugaletto dello sfioratore della seriola di Chiari.” Da queste indicazioni si può individuare la casa Piccinelli coll’attuale Bar Speranza.

Rimasto vedovo di Caterina, morta di peste, si risposa con Maria e ha sei figli. Francesco di Alessandro (n.1626) sposa Claudia di Brescia e poi Anna Maria. Dei suoi figli: Anna (n.1652) andrà in moglie a Francesco Nazari; Stefana (n.1654) sposerà Polidoro Nazari e Carlo (n.1660) avrà per moglie Margherita Palazzoli. Alla sua morte, avvenuta nel 1746, aveva destinato i suoi beni all’altare del SS. Sacramento e del S. Rosario della vecchia parrocchiale.

 

La famiglia di Pietro.

Fratello di Antonio, ha per moglie Margherita (1591) e poi Lucrezia (1599). Il figlio Giovanni Giacomo nel 1613 sposa Boldrini Lucrezia; si risposa (1621) con Angelica. Muore probabilmente nel 1626. Suo figlio Bartolomeo figura nel 1678 proprietario di un’osteria a Riva, stimata per un reddito di £.400. Altro figlio è Pietro, nato nel 1619, che sposa nel 1639 Caterina Grasselli da cui nascono dieci figli fra cui Gio. Giacomo (1640-1720) notaio, sposato a Giulia Duranti. Lucrezia (n.1641) che sposa Facchi Dionisio e muore a 75 anni nel 1725.

Figlio di Gio. Giacomo è Alessandro, nato nel 1693 che nel 1720 sposa Caterina Galignani (muore a 46 anni nel 1742). Si risposa l’anno dopo con Giulia Brescianini.

Nel 1726 fa costruire al tecnico G. Antonio Paganini un filatoio. “Ha principiato la fabbrica di un filatoio in altezza di brazza 24 in circa con finestre e ferrate da fondamenti, scrive il tecnico, sopra un fondo cittadino in contrada del Salnitro, descritto nel catasto 1641, n.6 posta terza, sotto il nome di Agostino e fratelli fu Giacomo Duranti. Utilizza l’acqua concessagli dal Terzo Fusia scorrente nel Vaso Gardale. Possede anche l’osteria della Posta affittata ad altri.”

Nel 1727 il Piccinelli dice di avere 33 anni, un figlio Giacomo di 4 (che sarà poi chierico, morto nel 1745), e Bortolino di un anno. Fino al 1739 aveva esercitato anche il commercio dei legnami alle Calcine.

Nel 1744 dichiara di avere 3 figlioli piccoli, inoltre “possede un’osteria al presente affittata a Pasqualino Carminati che paga all’anno 170 scudi di affitto e possede un filatoio di piante due, con ponti tre e lavora per altri non avendo esso capitale, ma solo capitali passivi sopra i suoi beni e massime d’un capitale che paga £.170,12 annue.” Nel 1749 e 51 era eletto deputato per la quadra di Riva, per la costruzione della nuova parrocchiale.

 

Bortolo di Alessandro (1729-1808).

Nel 1767 sposa Francesca Galignani, È fra coloro che nel 1778 rifiutano un banco privato nella nuova parrocchiale; nel 1788 è massaro comunale ed il filatoio paterno è passato in sua proprietà. Nel 1810 risulta intestato a Cicogna Pietro di Francesco e poi in quei locali si insedierà il Bottonificio Lanfranchi. Suo figlio Alessandro, nato nel 1774 è notaio e segretario della Congregazione di Carità dal 1808 al 1814. Ritiratosi a Brescia, scrive nel 1849 una “caustica carrellata” su certi aspetti di vita palazzolese di fine secolo XVIII.

 

Francesco Ghidotti