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Pesci-orme, orme che sembrano indicare, che creano dei percorsi, degli itinerari... più o meno turistici. Dalla fontana della piazza i pesci si tuffano nella città e vanno a incontrare spazi e luoghi.

L’autunno sul fiume scivola rosso Senti, io sono pronto. Giallo è un riflesso di foglie cadenti. Stracche volteggiano cadono  veleggiano, le vedo partire e andarsene oltre, leggere.  Sembravano così morte… Lieve la nebbia all’alba sulle onde compare. Si accorciano le ore Si distendono le ombre  Coperte di lana Fra Piedi abbracciati Ottobre ha un odore  Son buoni i marroni Sembrano occhi È tempo di ritrarsi a campare Novembre è di sonno È tutto apposto  E s

Un fiume è la terra che lo delimita Una riva, un prato, una pietra che pare buttata là per caso  Un ponte Un bosco Un’ombra di qualcuno Un segno di qualcosa  È il cielo che gli è addosso Una nuvola È un’aria che tira (F. Garzi) TUTTE LE NEWS

Ma la vera signora di questo fondale è la biscia d'acqua: sinuosa, elegante discreta e silenziosa. In queste giornate di fine estate appare e scompare con gran velocità.

In una casa sulla riva al fiume, dove abitava, ci accolse la nostra giovanissima insegnante di matematica del liceo, aveva pochi anni più dei nostri, qualche giorno prima dell’esame di maturità. Ricordo il fiume che vedevo scorrere dalla finestra, ricordo l’estrema dolcezza con la quale lei ci voleva rassicurare, ricordo la nostra immensa paura.

Dal ponte vedo la curva dei monti sullo sfondo. Sono ancora uguali. Intatti. Come se un misterioso Dio li avesse custoditi. Cento passi ancora sulle traversine e scorgo il fiume. Il mio fiume.

Una volta alla settimana lo guardavo bene in faccia, quando si prendeva l'auto e si andava verso Mura per andare a trovare i nonni.

E' grato il fiume di questo ruolo di messaggero che la figlia amata le ha affidato, un gesto nobile dal sapore antico che rinnova la sua fiducia in lui, la ringrazia, scompigliandole i ricci con una leggera brezza, una lieve carezza di padre affettuoso.

Al Piccolo Ponte bisogna lasciare il mezzo e proseguire a piedi. La Strada si fa di Pietra, Due Guardiani con Rami Alti accolgono chi arriva e difendono L'ultimo presidio

Vivo attualmente in un ameno e quieto paesello attraversato da un fiume indifferente ma io amo gli orizzonti larghi, amo il mare: sono in aspettativa per una piccola barchetta che mi ci possa, coccolandomi, portare. TUTTE LE NEWS

Qui l'Oglio pare più grande, più lento, più blu. Di là ci vedi il verde brillante dei campi dei cascinali di una immensa pianura bresciana.

Il fiume a Cividate è placido e quieto, sente di papaveri e balle di fieno; sta sotto acacie e carpini verdi bottiglia. Sussurra adagio il suo andare. TUTTE LE NEWS

Ah, c’erano anche gli ami. Piccolissimi, che non riuscivo a capire come faceva lo zio Aldo a farci dei nodi. E i piombi? Piombini piccolissimi, col buco in mezzo, e anche grossi, cosa avrei dato per averli. A cosa servono?

Da bambina osservavo incantata le carpe sul fondale del fiume, immaginando di volare come loro senza sbatter le ali, fluttuando liberamente e comodamente nell'acqua tiepida alla ricerca di sassolini colorati. Da sempre mi sono fatta l'idea che lo stato liquido sia più confortevole di quello solido o gassoso. Liquido è il latte caldo, un sorso d'acqua fresca, un bagno rilassante o il siero amniotico da cui proveniamo e, rispetto agli altri stati, quello liquido è indubbiamente più accogliente

Il sabato pomeriggio, mentre i canoisti pagaiano instancabilmente dalla Rosta fino alla Centrale e alcuni pescatori fanno a gara con i pesci, qui è tutto un brulicare di attività.

Intenso, discreto ma deciso l’azzurro del fiume: trattiene e custodisce ciò che gli porto, lascia andare i pensieri pesanti.Accoglienza, impeto e indulgenza di un fiume sempre nuovo. Chiara M.   TUTTE LE NEWS

Solo pochi giorni fa si sono viste le prime rondini.Ma siamo alla deriva della primavera se sulle piante già ci trovi foglie secche.Anche la mia pelle è secca.Le rondini invece beccano moscerini. (James Slow) TUTTE LE NEWS

Quando attraversi il ponte romano non puoi che fermarti e guardare. Magari cammini distratta, presa da mille pensieri sfuggenti, intenta soltanto ad allineare i tuoi passi. Ma da quel ponte il fiume lo senti addosso.

Non c’è nessuno in giro, tranne un tipo lì davanti ad una porta che mi guarda stranito, lo saluto, mi saluta. Sono curioso. “Mi chiamo Alberto, sì, sono di Pumenengo” “Che ci fai qui in castello, ci abiti?”

Per fare Torre Pallavicina ci vuole: una torre, un castello, una siepe, un palazzo, tre case, un fossato, filari di pioppi, una gazza ladra e mazzi di iris in fiore. Una torre, un castello, un palazzo una siepe ed un tizio sul cassone di un furgone… intento a potare.

C’è un orario ideale per godersi il fiume. Secondo me le 17:00. Il caldo non è più così tenace. I colori dell’acqua sono al massimo dell’espressione e la luce riflessa è decisamente più sostenibile agli occhi. Continuo il mio percorso verso l’acqua.

Il castello di Padernello si erge placido e la sua mole di mattoncini rossi emana al tramonto una luce calda e accogliente. L’architettura pare integra e ben conservata: con il fossato colmo di acqua verdognola, le rane che gracidano, le torri angolari e il rivellino col ponte levatoio all’ingresso.

Qualche volta si fermano a parlare. Le piace qui? Me lo chiedono con la fierezza di chi sa la risposta senza bisogno di sentirla. Mi raccontano di quando era tutto pulito lì intorno. E c’erano viti ovunque e campi di frumento o segale o orzo. E si viveva bene di poco.

Lo si intravede camminando lungo un sentiero e attraverso i rami di alberi dall'altissimo fusto avvolti nell'edera, sotto i quali crescono spontanei delicati fiori e bacche di diversi colori. Ci sono ancora dei cespugli di more e qualcuno lungo quel sentiero porta a spasso i suoi cani.

Col batticuore e le mani sudate e ben strette alle funi, mi sdraiavo a pancia in giù sulle assi di legno e con il naso infilato tra le fessure fissavo per qualche minuto sotto di me la superficie verde scintillare al sole.

Quando avevo 13 anni i Prati d'Oglio, diventarono il teatro di alcuni "incontri segreti" delle mie compagne di scuola che ci andavano munite di mangiadischi per incontrare dei ragazzi, nostri coetanei e a loro volta compagni di scuola. Io non ci andavo perchè ero di Cividino, forse per questo non ero invitata anche se frequentavo le medie a Palazzolo.

Siamo stormi di scaglie di luce. Abitiamo l’acqua dolce del fiume. I nostri occhi iridati sono colmi di volti, di tempi e di voci. Scivoliamo rive e risaliamo correnti, nuotiamo nei prati, riposiamo fra i muri. Non parliamo parole, sussurriamo pensieri, bisbigliamo colori. Abbocchiamo ad un t’amo. A volte stiam dentro, a volte siam fuori. Fisheye è un’installazione urbana colorata e itinerante che promuove la missione dell’Associazione LovOglio: creare un’identità forte socio-cultur

Il ritrovamento che più mi ha affascinato è stato quello del ditale: un vecchio ditale sfondato e arrugginito. Di misura molto piccola, forse indossato da una ragazza, magari nei primi anni del 1900, che in riva al fiume si sarà preparata la dote e avrà ricamato lenzuola, federe, salviette e camicie da notte.

Lasciarsi andare nel vuoto, fendere l'acqua, scendere giù, nel profondo, è stato bellissimo, mi dice. Per la prima volta ha visto il fiume da dentro e se ne è sentito parte. Da allora non ha avuto più paura.

Osservo le luci isolate delle case nell’oscurità della Costa sopra l’avvolgente luce gialla del paese, ascolto il vociare continuo del fiume sotto la pioggia, il rumore del silenzio sopra il fiume, il picchiettare leggero delle gocce contro l'ombrello blu sulla mia testa.

Ci bastava una bicicletta anche scassata (io avevo una piccola Graziella bianca) e chi non la possedeva si metteva in piedi sul portapacchi reggendosi sulle spalle dell'amico e via, si partiva, in cerca di qualcosa, di una pozza d'acqua, di un prato, oppure di un campo di grano, dove potercisi tuffare e rotolare

Ma ecco che ad un certo punto inavvertitamente la urtai, quella spiccò un piccolo volo e con molta naturalezza si andò a depositare sul pelo dell'acqua. E galleggiava, leggera. Come fosse una barchetta di carta. E iniziò a prendere il largo.

C'era scritto Palazzolo sull'Oglio, tanti anni fa, sul biglietto del mio treno che correva verso il nord. E adesso, ogni volta che sono lontana da qui, questo fiume mi manca.

Ora lo si vede bene, sospendo per un attimo il tempo e i dialoghi, attenzione! ... sembra volersi nascondere dietro quei cespugli più avanti. Il vecchio riattacca il canto sussurrato mente tutti osservano rapiti le eleganti movenze del trampoliere.

Una leggenda narra di un pettirosso che stanco e infreddolito cercava riparo per riposare, proteggersi e scaldarsi un po’. Ma d’inverno tutti gli alberi sono spogli e magri, tranne il Calicanto. L’arbusto chiamò a sé il pettirosso, lo ospitò presso i suoi rami e con le sue foglie ingiallite lo riscaldò. Nonno Gelo, che aveva visto il bel gesto...

Proprio in quel momento incontrò Nonno Gennaio che se ne stava andando lentamente per i fatti suoi e sicura della fine dell’inverno la Merla lo sbeffeggiò e insultò maleducatamente: “Hiiiip… Vecio streú, ta set prope en gran cavrù! Zèner zèneròt, de te me ‘mpipe che go scundit el me bel merlot". “Bröta svergognadä - le rispose nonno Gennaio - du tai do e giü tal prometerò. Biancä ta set e negrä ta faró. Bianca sei e Nera ti farò”.

La strada che da Palazzolo porta a Calcio sembra una spina dorsale. Accompagna campi coltivati, cascine del secolo scorso, aziende agricole immerse nei prati pieni di brina.
 Là in fondo a destra, intravedi il filare degli alberi che accompagnano il fiume Oglio nel suo percorso verso sud.


Da quella parte il ponte è una panchina e il fiume è uno sguardo che si apre lontano ed imbocca la sua strada verso Sud. Verso l'assurda vastità del mare.

...da bambini si andava nei pressi dell’orto del Cilo, a due passi dalla Castrina, a raccogliere i ‘chichinger’ o i ‘lampiunsì’...

Scendi le scale, là c'è il fiume, annusalo e ferma il tempo. Siediti, se puoi, sul marciapiede dei vecchi lavatoi riparati dalla tettoia. Ascolta il vociare delle lavandaie di secoli scorsi e lo starnazzo di anatre e oche quotidiane.