IL TERZO PONTE


Il Ponte Nuovo o Terzo Ponte, è quella struttura contemporanea sul fiume Oglio vicina al parco delle Robinie che su due corsie trafficate a senso unico, unisce la sponda bresciana a quella bergamasca. 
Il Ponte Nuovo, ormai quasi vecchio,  credo sia l'ultima e unica struttura postmoderna coraggiosa e lungimirante del mio paese. 
Merita una passeggiata.
E una sosta.

Sul Ponte Nuovo è bello se ci vai quando è l'ora che cala il sole;
le ombre si allungano, le persone rincasano, ci si prepara alla sera e si accendono le luci delle case dei palazzi dei bar dei lampioni e delle insegne che sembrano perpetue decorazioni natalizie kitsch. 

Da lontano, il Ponte Nuovo, pare che per innalzarlo siano intervenuti i performer della Mutoid Waste Company, una comunità vagabonda di artisti anarchici che  costruiscono ragni danzanti giganti, dinosauri che sputano fuoco, uccellacci appollaiati che sembrano corvi alti cinque metri e altre bizzarrie fatte con marmitte saldate, ferrivecchi,  materiali postindustriali, tubi innocenti e cose così.

Per me, murasco, è semplice arrivare al Ponte Nuovo. 
Scendo per via Gorini, prendo per il Lungo Oglio Cesare Battisti e mi tengo il fiume sulla destra. 
Là in fondo in fondo, a tratti ben delineati, il monte Guglielmo, due ciminiere zitte e il ponte grigio della ferrovia, fanno da comparse al Ponte Nuovo che invece, immenso e con quel colore verdognolo che non è un granché, ti prende tutta la visuale. 

Più mi avvicino e più mi affascinano le sue linee, i suoi giochi geometrici, la sua indiscreta imponenza metallica  e soprattutto quella sua tensione dinamica che dall'acqua del fiume volge verso il cielo. 

Preferisco attraversarlo dalla parte rivolta a nord, con la passerella pedonale che è una grata di ferro, avvinghiata a quelle putrelle a sbalzo su una profondità che a guardare giù mi vengono i brividi alla schiena e allora mi immagino per un istante un elegante funambolo a percorrerle e ad attraversarle.
I colombi si divertono a volare fra il frastuono delle acque inquiete e i cavi di acciaio sigillati a bulloni grossi come  torte di mele.

Dall'altra parte, il passaggio pedonale in assi di legno che guarda alla chiesa Madre, pare più ovattato, placido e silenzioso.
Da quella parte il ponte è una panchina e il fiume è uno sguardo che si apre lontano ed imbocca la sua strada verso Sud.


Verso l'assurda vastità del mare.