A TORRE PALLAVICINA (prima parte)


A TORRE PALLAVICINA (prima parte)

Fra un temporale e l’altro il cielo si fa terso e l’aria frizzantina sente di fresco.
La campagna che da Pontoglio porta a Torre Pallavicina è un insieme di prati di mille tonalità di verde e campi gialli di covoni di fieno.
I papaveri delineano i bordi dell’asfalto, rossi come non mai.
Che siamo in terra bergamasca te lo ricordano le scritte sui muri che inneggiano all’Atalanta, la Dea nerazzurra.
Lo sguardo potrebbe rasentare l’infinito ma ad un certo punto, dalle parti di Calcio, va ad infrangersi sulla Brebemi, l'autostrada che taglia di netto la nostra pianura. 
La Brebemi! 
Che di fatto ha sventrato stradine e campi di granoturco per chilometri e chilometri. 
Ha sventrato le rive delle sariole dove da ragazzino ci pescavo le bose, ha sventrato le cascine e fienili e il ricordo dei casottini dove ci facevamo le guerre con gli archi di legno e corda di spago e alla fine noi, si perdeva sempre.
Ha sventrato siepi e rovi dove al tramonto io ci infilavo le mie mani, per raccogliere le lucciole.
Ha sventrato l'orizzonte che per me era bellissimo e immenso e mi portava via, lontano lontano lontano lontano lontano lontano…

Nei pressi di Pumenengo tutto ritorna al proprio posto, mi ripiglio e mi ritorna il respiro quieto.
Volto a destra, due-tre accelerate con la mia Vespa e sono già a Torre Pallavicina.

Per fare Torre Pallavicina ci vuole: 
una torre, un castello, una siepe, 
un palazzo, tre case, un fossato, 
filari di pioppi, una gazza ladra e mazzi di iris in fiore.
Una torre, un castello, un palazzo una siepe 
ed un tizio sul cassone di un furgone… 
intento a potare.

Il tizio forse nota il mio spaesamento e gentilmente mi chiede se mi serve qualcosa, delle informazioni.
"Ah grazie, ma scusi, la piazza dov’è? E il centro?"
Il tizio mi guarda un pò strano e dice che il paese è tutto qua, e che questa è solo una delle tre frazioni che compongono il comune di Torre Pallavicina e che insomma, dipende da cosa sto cercando.
"Mi sto solo guardando in giro - dico - e magari vista l’ora, per favore, potrebbe indicarmi una forneria o un posto dove poter mangiare qualcosa?"
"Se non sei mai stato all'Ostello Molino di Basso posso spiegarti dove si trova, lì puoi trovare un buon ristorante ed inoltre c'è la sede del Parco Oglio Nord"
“Grazie, bene, gentilissimo”.
Il tizio mi sorride e riprende il lavoro.

Fotografo una chiesetta bianca con un tendaggio rosso, ancora due curve fra le acacie e parcheggio in uno spiazzo sterrato.
Mi sorprende il fatto che sia pieno di auto, c’è addirittura un bus di una scolaresca proveniente dal milanese.
Scatto foto al mulino, imponente, vecchio, ormai immobile, appena toccato da un ruscello limpido ed energico.
Poi entro con circospezione negli spazi dell’Ente e incontro per caso una bella donna in uniforme.
"Piacere - dice accogliendomi sorridente - sono Isabella Piccini, faccio parte del team dell’Ufficio Educazione Ambientale del Parco Oglio Nord."
Incuriosito come al mio solito chiedo delucidazioni e mi accorgo di essere finito in uno dei punti focali del fiume, una miniera di attività e proposte di ogni tipo. 
Oltre a laboratori didattici, eventi, convegni e momenti formativi, l’Ente organizza passeggiate alla ricerca di erbe aromatiche, bandisce concorsi fotografici, corsi base di birdwatching, promuove i prodotti locali, diffonde conoscenza, storia e cultura. 
Tanta roba!

È bello qui fuori, mi sento bene; rogge vive, pescatori di trote, merli e fringuelli, una tortora sembra lamentare il mio nome e di fatto, dall'altro lato dell'edificio, c'è pure un Ostello con un ristorante, dove poter mangiare casereccio. 
E’ gestito da Ursula e Enrica, persone pratiche ed accoglienti: cosa faccio… scelgo dei Tagliolini neri al ragù di fiume? Un Risotto ortica e amarene? Oppure Maltagliati di farro con sarde di Montisola? 
E per dolce? Una Crostata dell’Ostello o una Zuppetta digestiva?
Mmmm! Che mangiata che ho fatto.

...continua